Chiaramente il rifugio al centro del bosco di orbani, dopo l'intrusione di due agenti presumibilmente della Investio, non fu più ritenuto sicuro, da Sandor Valtoriani. Una volta rientrato alla base, con Sandra Mender, avevano sloggiato. E si erano sistemati in un compound nel quadrante 38 di Sanisidro. Un anonimo agglomerato di stanze all'interno di un quadrante periferico di livello c, abitato dai rifiuti della società. Lì avrebbero dato meno nell'occhio. Oltretutto la Mender non usciva per paura di essere individuata. E aveva costruito intorno a se' un fortalizio di protezione spaziale e fisico. Si allenava per mantenersi tonica e rilassare la mente, con una bicicletta di orbanio messa su dei rulli. Pedalava restando ferma per un paio d'ore al giorno. Nel frattempo, mentre pedalava , eseguiva le sue ricerche al computer. Per tutte le necessità pratiche provvedeva Valtoriani.
Sandor Valtoriani chiamo' la Mender-coraggio, Sandra, è il momento degli esercizi psichici. Dopo che li avrai fatti controllero' la carica virale e l'indice di replicazione del tuo virus nei tuoi fluidi.
-Va bene, arrivo subito. Faccio ancora un po' di pedalate, sento che l'attività fisica mi fa bene, non solo al corpo. Acquieta la mia mente.
-Lo pensavo anch'io...prima di aver scoperto che con la mente puoi persino fare attività fisica e goderne dei benefici senza muoverti. Comunque fai pure. Ognuno arriva a questa consapevolezza per gradi, per conto proprio. O mai. E' solo un'altra via e nemmeno l'unica, quella dell'approccio mentale. Ognuno è fatto a modo suo.
L'investigatrice Mender termino' l'allenamento. Si sdraio' sul lettino medico che Valtoriani aveva approntato in un'apposita stanza.
-Concentrati, adesso. Sgombra la mente. Per battere il tuo nemico devi pensare come lui. I virus nonostante la risibilità, per alcuni, di questa affermazione, hanno un pensiero. E anche molto sofisticato. Lui vorrà visitare tutti i luoghi del tuo corpo, le ghiandole, le vene, i muscoli. Lascialo entrare.
-Ve bene, ci provo, disse Sandra Mender...e chiuse gli occhi...
-Lo senti, il virus?,le chiese Valtoriani.
-Sì...credo di sì...
-Ecco adesso lascialo affluire dappertutto. Visualizza l'invasione dei gangli di tutto il tuo corpo, del tuo spazio fisico...ma per nessun motivo devi permettere al virus di entrare nel tuo spazio cerebrale...
-Sì, ecco...adesso lo sento formicolare dappertutto.
-Aspetta ancora un po', poi dimmi quando sei piena, quando senti che sei pienamente invasa.
L'agente Mender chiuse gli occhi . Ad un certo punto disse-ecco, credo che ci siamo.
-Ora osserva le tue vene, i tuoi gangli, le tue ghiandole, i tuoi anfratti più bui e nascosti e strizzali...coraggio strizzali come uno straccio di rengra!
-Lo sto facendo.
-Senti le urla del virus? Lui ora sta urlando, sta soffrendo, lo stai sterminando. Stai massacrando il suo esercito, le sue avanguardie.
-Sì lo sento...sento un grande calore in tutto il corpo.Sento i mie fluidi pulsare forsennatamente.
-Ora fallo ancora. Coraggio, usa la tua mente come una mano che prende in mano pezzi del tuo organismo e li strizza con forza...coraggio! Fallo ora!, urlo' Valtoriani.
La detective Mender aveva ogni parte del suo corpo in tensione, muscoli, pelle, vene, organi interni...poi all'improvviso svenne...
-Bene. molto bene, disse Valtoriani mentre si assicurava che Sandra Mender respirasse.
Sandor Valtoriani tramesto' in una delle sue valigette. Ne trasse una piccola ampolla. La avvicino' al naso della Mender. Poco dopo la detective rinvenne.
-Che cosa è successo?, chiese.
-Sei svenuta...ma è normale, il tuo corpo e la tua mente hanno combattuto a lungo. Puo' succedere.
-E adesso?
-Adesso controllo i valori dei tuoi fluidi.
Valtoriani prese dalla sua valigetta una siringa. Scoprì il braccio di Sandra Mender, che indossava una tuta aderente che metteva in evidenza le sue forme. Valtoriani ammiro' quel corpo bellissimo e armonioso. E non pote' non constatare che le vie per l'armonia erano molteplici. Anche se l'armonia di Sandra Mender, sospetto', derivasse piu' dal suo patrimonio genetico che dall'allenamento. Le infilo' la siringa nel braccio. E, lentamente, prelevo' un po' di fluidi. Con la siringa verso' una goccia di fluidi su un vetrino e la restante quantità in una provetta. Poco dopo prese il vetrino, lo chiuse sovrapponendogli un altro vetrino. Infine infilo' la coppia di vetrini nel suo computer portatile. In tempo reale comincio' ad osservare sullo schermo del computer l'immagine di quella goccia di fluidi. Stava accadendo qualcosa. La Mender lo avvertiva, ma non capiva ancora bene di cosa si trattasse.
-Che succede? , chiese preoccupata.
-Bene, disse Valtoriani, molto bene.
-Spiegami, Sandor.
-Hai una potenza psichica enorme. Hai inflitto al virus una sconfitta , che se ancora non è definitiva, credo decisiva. Ne sono rimaste, in circolo nei tuoi fluidi , poche tracce . Inoltre , anche se adesso non sei più nella fase di concentrazione attiva, scommetto che il tuo organismo sta continuando a debellarlo. Stupefacente, direi.
-Lo so dove vuoi arrivare, non sono sprovvista di malizia.
-Ah. E dove voglio arrivare?
-A dire che il mio patrimonio genetico è stato creato in laboratorio. Sono frutto di un'inseminazione artificiale...oppure peggio, molto peggio.
-Cosa ci puo' essere di peggio?
- Che sono nata da una cellula creata in laboratorio!
-Non puoi esserne certa!
-Me lo sento...
-Io non credo che...
-Silenzio! E'una cosa che per il momento devo lasciare inevasa. Ora dobbiamo concentrarci sul prossimo obbiettivo. Il prossimo Volpos. Non abbiamo altra speranza se non quella di sorvegliare il Volpos da subito,cercando di cogliere l'assassino...o, gli assassini, sul fatto!
-D'accordo, faremo come dici...
-Ora pero' ho bisogno di carne di tender, ho fame e mi sento priva di energia.
-Te ne cucino un po' io, disse Valtoriani, conosco una specialità fatta con la carne di tender da leccarsi le dita.
-Va bene, disse la Mender sorridendo lievemente.
.-Beh? E' questo il massimo del tuo sorriso? , scherzo' Valtoriani.
-Sorridero' quando il corpo me lo suggerirà...e temo che accadrà solo quando saremo venuti a capo di questo intrigo.
Valtoriani non disse niente. Ando' subito nella kambusa dell'ampia dimora a preparare la carne di Tender. Forse si stava innamorando. Anche se sapeva di non poterselo permettere. Ma i sentimenti avevano decisamente alchimie di gran lunga imprevedibili persino per la scienza. Ufficiale o alternativa che fosse.
K
Romanzo di fantascienza, fantasy e altro
domenica 19 febbraio 2017
domenica 8 gennaio 2017
capitolo 13
La dimora di Rosencranz era nel quadrante 18 del barrio 65 di Sanisidro. Sandor Valtoriani colloco' la sua aviomobile in un silos di parking lì nei pressi. A piedi si avvicino' all'immenso stabile dove abitava Rosencranz. Herbert Rosencranz occupava tutto l'ultimo piano, non male per un Volpos di seconda linea.
Valtoriani si fermo' ad un chiosco dove vendevano snack di strada. Prese due involtini a base di erba gratica. Non erano facili da trovare , la maggior parte del,a gente mangiava involtini e sandwich di tender. Ringrazio' il venditore, un oraniano con i capelli a cresta di gallo. Valtoriani sospetto' che fosse uno zoariano, ma non si sentì di approfondire, Non in quel momento. Bevve un succo di martel vegetale, energizzante e rinfrescante. Poi si diresse verso lo stabile di Rosencranz. Quasi senza farsi notare aggiro' il guardiano d'ingresso e si catapulto' nel teletrasporto. In un tempo impercepibile fu all'ultimo piano. Fece due passi nel corridoio, un lungo corridoio illuminato da cristalli liquidi , pieno di porte che davano nello stesso appartamento. Ne trovo' una inspiegabilmente aperta. Comunico' con il trasmettitore a Sandra.
-Ho trovato una porta aperta.
-Sei stato preceduto, disse Sandra ancora intontita dal virus che le avevano iniettato.
-Prima di entrare dimmi come stai.
-Bene, mi sento abbastanza in forma.
-Bene, disse Valtoriani, in condizioni normali, con un opportuno lacvoro psichico il virus che ti hanno inoculato si puo' completamente debellare.
-Non ci credo molto, ma ci provero'.
-Credici, disse Valoriani, entro, aggiunse.
Con la pistola delta spianata fece ingresso da quella porta inspiegabilmente aperta e incustodita. Dentro c'era penombra, non si vedeva un granchè.
Valtoriani avazava. Prese un altro corridoio e lo percorse per un centinaio di metri, nel buio più assoluto, fidando solo sui suoi istinti da chirottero. Poi si trovo' di fronte ad un altra porta. Con un calcio la aprì. Dentro una lieve luce lo accolse. Cominciava a vedere qualcosa. Era strano, ma aveva fatto cento metri in quell'appartamento e non aveva incontrato nessuno. Si accorse che era la camera da letto del volpos.
Si avvicino' al letto. C'era un uomo che sembrava dormisse. Valtoriani gli si avvicino'. Lo scosse un poco. Ma l'uomo non si mosse. Poi lo scosse più forte fino a girarlo di faccia. Era vestito da volpos. Lo guardo' meglio. Era Rosencranz. Ed era morto, la gola squarciata. Accese il laser depotenziato della sua pistola e osservo' gli stessi segni degli atri delitti:pupille dilatata e lingua rosso fuoco. E la gola squarciata da un oggetto da taglio. Il sangue era fresco. Era accaduto da non molto. E lui, Valtoriani, era arrivato tardi
-Sandra...sono arrivato tardi. Ucciso come tutti gli altri.
-Adrem, impreco' la Mender.
-Do ancora un'occhiata e poi rientro.
-Ricevuto...stai attento , l'assassino potrebbe essere ancora lì.
-Ok, non ti preoccupare, staro' attento.
Esamino' la stanza. Non c'era traccia di colluttazione. L'assassino doveva essere uno che lo conosceva. Vicino all'enorme letto circolare c'era un tavolino e sul tavolino un bicchiere . Nel bicchiere c'era ancora un po' di liquido. Lo assaggio' versandosene sulla lingua qualche goccia. Avvertì un sapore acidulo di insetti. Doveva essere la stessa pozione ingerita dagli altri volpos che doveva avere lo scopo di fluidificare il sangue e farli morire dissanguati, Cosa che stava accadendo anche a Rosencranz. Che era già morto, pero'. Il sangue era stato assorbito dal materasso. A sinistra del letto, per terra, una siringa. Valtoriani la raccolse con la sua mano guantata. La esamino'. Il suo potente olfatto individuo' tracce di coternina, la potente droga afrodisiaca estratta dal midollo di Mongodattilo. Tutto come da copione.
Ad un tratto avvertì un rumore e si mise in guardia. Voci. Voci che provenivano dal fondo dell'abitazione. Voci concitate . Colse che parlavano in gergo operativo. Adrem, penso', agenti della Investio. Meglio togliere le tende.
Qualche evantino dopo, mentre agenti della Investio facevano irruzione nella camera da letto di Herbert Rosencranz, Valtoriani, senza aver lasciato alcuna traccia del proprio passaggio, stava scendendo dallo stabile con una fune , come un free climber, molleggiando alternativamente , di quando in quando, sui suoi stivaletti in fibra di albero di collargene, mano mano che scendeva verso il piano strada.
-Sono in strada, Sandra, rientro alla base.
-Trovato nulla?
-Le solite modalità. Rosencranz è stato eliminato secondo il copione classico delle altre uccisioni di volpos. Non sono potuto rimanere abbastanza per cercare altre tracce.
-Nessuna intuizione?
-L'assassino conosce le sue vittime...non c'erano segni di effrazioni ne' di colluttazioni. Resta da vedere se tutti volpos usano stupefacenti di proposito oppure ne sono indotti solo poco prima di morire. Dovresti dare un'occhiata agli esami sui cadaveri degli altri volpos.
-Ricevuto, mi metto la lavoro. Tu rientra alla base . Stai molto attento a non farti scoprire.
-Non preoccuparti. Gli anni passano ma io resto veloce. Sono uscito dalla stanza del delitto nell'esatto istante in cui entravano gli agenti della Investio. Più veloce di un'ombra. Quella che si staglia sinistra su questi delitti senza ancora un colpevole.
Valtoriani si fermo' ad un chiosco dove vendevano snack di strada. Prese due involtini a base di erba gratica. Non erano facili da trovare , la maggior parte del,a gente mangiava involtini e sandwich di tender. Ringrazio' il venditore, un oraniano con i capelli a cresta di gallo. Valtoriani sospetto' che fosse uno zoariano, ma non si sentì di approfondire, Non in quel momento. Bevve un succo di martel vegetale, energizzante e rinfrescante. Poi si diresse verso lo stabile di Rosencranz. Quasi senza farsi notare aggiro' il guardiano d'ingresso e si catapulto' nel teletrasporto. In un tempo impercepibile fu all'ultimo piano. Fece due passi nel corridoio, un lungo corridoio illuminato da cristalli liquidi , pieno di porte che davano nello stesso appartamento. Ne trovo' una inspiegabilmente aperta. Comunico' con il trasmettitore a Sandra.
-Ho trovato una porta aperta.
-Sei stato preceduto, disse Sandra ancora intontita dal virus che le avevano iniettato.
-Prima di entrare dimmi come stai.
-Bene, mi sento abbastanza in forma.
-Bene, disse Valtoriani, in condizioni normali, con un opportuno lacvoro psichico il virus che ti hanno inoculato si puo' completamente debellare.
-Non ci credo molto, ma ci provero'.
-Credici, disse Valoriani, entro, aggiunse.
Con la pistola delta spianata fece ingresso da quella porta inspiegabilmente aperta e incustodita. Dentro c'era penombra, non si vedeva un granchè.
Valtoriani avazava. Prese un altro corridoio e lo percorse per un centinaio di metri, nel buio più assoluto, fidando solo sui suoi istinti da chirottero. Poi si trovo' di fronte ad un altra porta. Con un calcio la aprì. Dentro una lieve luce lo accolse. Cominciava a vedere qualcosa. Era strano, ma aveva fatto cento metri in quell'appartamento e non aveva incontrato nessuno. Si accorse che era la camera da letto del volpos.
Si avvicino' al letto. C'era un uomo che sembrava dormisse. Valtoriani gli si avvicino'. Lo scosse un poco. Ma l'uomo non si mosse. Poi lo scosse più forte fino a girarlo di faccia. Era vestito da volpos. Lo guardo' meglio. Era Rosencranz. Ed era morto, la gola squarciata. Accese il laser depotenziato della sua pistola e osservo' gli stessi segni degli atri delitti:pupille dilatata e lingua rosso fuoco. E la gola squarciata da un oggetto da taglio. Il sangue era fresco. Era accaduto da non molto. E lui, Valtoriani, era arrivato tardi
-Sandra...sono arrivato tardi. Ucciso come tutti gli altri.
-Adrem, impreco' la Mender.
-Do ancora un'occhiata e poi rientro.
-Ricevuto...stai attento , l'assassino potrebbe essere ancora lì.
-Ok, non ti preoccupare, staro' attento.
Esamino' la stanza. Non c'era traccia di colluttazione. L'assassino doveva essere uno che lo conosceva. Vicino all'enorme letto circolare c'era un tavolino e sul tavolino un bicchiere . Nel bicchiere c'era ancora un po' di liquido. Lo assaggio' versandosene sulla lingua qualche goccia. Avvertì un sapore acidulo di insetti. Doveva essere la stessa pozione ingerita dagli altri volpos che doveva avere lo scopo di fluidificare il sangue e farli morire dissanguati, Cosa che stava accadendo anche a Rosencranz. Che era già morto, pero'. Il sangue era stato assorbito dal materasso. A sinistra del letto, per terra, una siringa. Valtoriani la raccolse con la sua mano guantata. La esamino'. Il suo potente olfatto individuo' tracce di coternina, la potente droga afrodisiaca estratta dal midollo di Mongodattilo. Tutto come da copione.
Ad un tratto avvertì un rumore e si mise in guardia. Voci. Voci che provenivano dal fondo dell'abitazione. Voci concitate . Colse che parlavano in gergo operativo. Adrem, penso', agenti della Investio. Meglio togliere le tende.
Qualche evantino dopo, mentre agenti della Investio facevano irruzione nella camera da letto di Herbert Rosencranz, Valtoriani, senza aver lasciato alcuna traccia del proprio passaggio, stava scendendo dallo stabile con una fune , come un free climber, molleggiando alternativamente , di quando in quando, sui suoi stivaletti in fibra di albero di collargene, mano mano che scendeva verso il piano strada.
-Sono in strada, Sandra, rientro alla base.
-Trovato nulla?
-Le solite modalità. Rosencranz è stato eliminato secondo il copione classico delle altre uccisioni di volpos. Non sono potuto rimanere abbastanza per cercare altre tracce.
-Nessuna intuizione?
-L'assassino conosce le sue vittime...non c'erano segni di effrazioni ne' di colluttazioni. Resta da vedere se tutti volpos usano stupefacenti di proposito oppure ne sono indotti solo poco prima di morire. Dovresti dare un'occhiata agli esami sui cadaveri degli altri volpos.
-Ricevuto, mi metto la lavoro. Tu rientra alla base . Stai molto attento a non farti scoprire.
-Non preoccuparti. Gli anni passano ma io resto veloce. Sono uscito dalla stanza del delitto nell'esatto istante in cui entravano gli agenti della Investio. Più veloce di un'ombra. Quella che si staglia sinistra su questi delitti senza ancora un colpevole.
venerdì 3 giugno 2016
Capitolo 12
Mentre Sandra Mender faceva ricerche con il suo computer ipermnemonico , avverti un rumore sospetto. Aveva sul computer in linea le immagini che le stava trasmettendo Sandor Valtoriani. Si alzo' con in mano una pistola a raggi delta e si diresse verso il rumore. Dette un'occhiata nella stanza sul retro. Nulla di importante. Nessuno e niente in vista. Eppure il suo sesto senso le diceva che non era tutto a posto. In ordine. Torno' al computer.
-C'e' qualcosa che non va , Sandor, fece in tempo a dire al microfono del pc.
Due minuti dopo una scarica elettrica ad alto voltaggio la faceva svenire.
Si risveglio' non seppe quanto tempo dopo. Era immobilizzata con dei ganci di orbanio al suolo. E c'erano due uomini mascherati che la stavano osservando. Uno di loro aveva in mano una siringa elettronica. Le scopri il braccio fasciato dalla tuta aderente da ciclismo e prima di iniettergliela nell'incavo del gomito , disse-questo ti fara' capire cosa significa mettersi contro chi ha deciso come devono andare le cose.
Dopo l'iniezione svenne ancora.
Si risveglio' un po' di tempo dopo. I due uomini mascherati non c'erano piu'. Ma c'era un altro uomo che le reggeva il capo. Era Valtoriani. Le reggeva il capo e le asciugava la fronte imperlata di sudore.
-Che e' successo, le chiese.
Sandra gli racconto' l'accaduto. Valtoriani non fece trasparire alcun sentimento, nessuna piega nel viso, freddezza assoluta.
-Sei viva, disse, questo e' quel che conta.
Ma Sandra non si senti rassicurata da quelle parole. Conosceva abbastanza bene Valtoriani per non averne percepito le vibrazioni negative.
-Parla chiaramente, non nascondermi niente, gli disse.
-Devo analizzare il tuo sangue, disse Valtoriani.
-Fallo immediatamente, disse Sandra, devo sapere contro cosa devo combattere.
Valtoriani le appoggio' il capo per terra e le disse di restare distesa. Ando' nella stanza attigua a tramestare in una valigetta che portava sempre con se'.
Poco dopo torno' con un kit per operarle un prelievo. le infilo' l'ago in un braccio, prelevo' una certa quantita' di sangue e la mise in una provetta. Poi inseri nella provetta una cartina di tornasole. Probabilmente per capire se le avevano iniettato un virus. Due minuti dopo la cartina mostro' una colorazione verde. Valtoriani ebbe un ghigno di disapprovazione.
-Voglio la verita', gli urlo' Sandra Mender.
-Ti hanno iniettato un virus, l'h457...disse Valtoriani.
-E a che cosa andro' incontro.
-In teoria alla morte, disse freddamente Valtoriani, ma, aggiunse, con un'opportuna strategia difensiva, potresti convivere con questo virus per sempre.
-In che senso, chiese la Mender.
-Nel senso che conosco delle armi psichiche che se sapientemente allenate possono tenere sotto controllo il virus...e forse debellarlo.
-Non ci credo.
-Credici....io l'ho combattuto e l'ho annullato. Ti insegnero' come fare.
-E se non ci riuscissi?
-E' un'eventualita', disse Valtoriani, ma non credo che tu non ci riuscirai, sei una persona speciale e sei predisposta per l'allenamento psichico che ti insegnero'.
-Ok, disse Sandra, a parte questo, come si trasmette questo virus...quando non viene inoculato direttamente?
-Attraverso i liquidi organici...o attraverso il sesso, disse Valtoriani.
La Mender non disse niente.
-Io non ho paura di questo virus. Ti amo e non ti abbandonero'. Voglio che ci congiungiamo. Adesso!
-Non se ne parla, disse la Mender.
-Io lo desidero, disse Valtoriani.
E mentre diceva questo si spogliava. Si inietto' nell'inguine la sua droga preferita. Ecco, era gia' pronto.
Sandra chiuse gli occhi. Si congiunsero. Dopo una iniziale ritrosia la Mender si lascio' andare. Fecero un sesso furibondo per ore. Al termine , dopo un bagno ristoratore, la Mender disse-ora cosa ti succedera'.
-Probabilmente niente. La mia meditazione serve a combattere qualsiasi contagio. Te le insegnero'. E poi oramai il mio destino e' legato al tuo.
La Mender non disse niente. Si alzo' dalla poltrona del discanso e si mise al computer.
-Devi riprendere la tua missione. Tanto ormai io sono al sicuro. Quei bastardi che mi hanno iniettato il virus mi credono neutralizzata. Valtoriani sorrise. Riconosceva la tigre di cui si stava innamorando.
-Ok, capo, mi rimetto in movimento.
-Dopotutto il virus ha un azione lenta, disse Valtoriani, non c'e' motivo di iniziare la cura psichica
immediatamente.
Dieci evantini dopo era a bordo della sua aviomobile, diretto verso la dimora di Rozencranz.
-C'e' qualcosa che non va , Sandor, fece in tempo a dire al microfono del pc.
Due minuti dopo una scarica elettrica ad alto voltaggio la faceva svenire.
Si risveglio' non seppe quanto tempo dopo. Era immobilizzata con dei ganci di orbanio al suolo. E c'erano due uomini mascherati che la stavano osservando. Uno di loro aveva in mano una siringa elettronica. Le scopri il braccio fasciato dalla tuta aderente da ciclismo e prima di iniettergliela nell'incavo del gomito , disse-questo ti fara' capire cosa significa mettersi contro chi ha deciso come devono andare le cose.
Dopo l'iniezione svenne ancora.
Si risveglio' un po' di tempo dopo. I due uomini mascherati non c'erano piu'. Ma c'era un altro uomo che le reggeva il capo. Era Valtoriani. Le reggeva il capo e le asciugava la fronte imperlata di sudore.
-Che e' successo, le chiese.
Sandra gli racconto' l'accaduto. Valtoriani non fece trasparire alcun sentimento, nessuna piega nel viso, freddezza assoluta.
-Sei viva, disse, questo e' quel che conta.
Ma Sandra non si senti rassicurata da quelle parole. Conosceva abbastanza bene Valtoriani per non averne percepito le vibrazioni negative.
-Parla chiaramente, non nascondermi niente, gli disse.
-Devo analizzare il tuo sangue, disse Valtoriani.
-Fallo immediatamente, disse Sandra, devo sapere contro cosa devo combattere.
Valtoriani le appoggio' il capo per terra e le disse di restare distesa. Ando' nella stanza attigua a tramestare in una valigetta che portava sempre con se'.
Poco dopo torno' con un kit per operarle un prelievo. le infilo' l'ago in un braccio, prelevo' una certa quantita' di sangue e la mise in una provetta. Poi inseri nella provetta una cartina di tornasole. Probabilmente per capire se le avevano iniettato un virus. Due minuti dopo la cartina mostro' una colorazione verde. Valtoriani ebbe un ghigno di disapprovazione.
-Voglio la verita', gli urlo' Sandra Mender.
-Ti hanno iniettato un virus, l'h457...disse Valtoriani.
-E a che cosa andro' incontro.
-In teoria alla morte, disse freddamente Valtoriani, ma, aggiunse, con un'opportuna strategia difensiva, potresti convivere con questo virus per sempre.
-In che senso, chiese la Mender.
-Nel senso che conosco delle armi psichiche che se sapientemente allenate possono tenere sotto controllo il virus...e forse debellarlo.
-Non ci credo.
-Credici....io l'ho combattuto e l'ho annullato. Ti insegnero' come fare.
-E se non ci riuscissi?
-E' un'eventualita', disse Valtoriani, ma non credo che tu non ci riuscirai, sei una persona speciale e sei predisposta per l'allenamento psichico che ti insegnero'.
-Ok, disse Sandra, a parte questo, come si trasmette questo virus...quando non viene inoculato direttamente?
-Attraverso i liquidi organici...o attraverso il sesso, disse Valtoriani.
La Mender non disse niente.
-Io non ho paura di questo virus. Ti amo e non ti abbandonero'. Voglio che ci congiungiamo. Adesso!
-Non se ne parla, disse la Mender.
-Io lo desidero, disse Valtoriani.
E mentre diceva questo si spogliava. Si inietto' nell'inguine la sua droga preferita. Ecco, era gia' pronto.
Sandra chiuse gli occhi. Si congiunsero. Dopo una iniziale ritrosia la Mender si lascio' andare. Fecero un sesso furibondo per ore. Al termine , dopo un bagno ristoratore, la Mender disse-ora cosa ti succedera'.
-Probabilmente niente. La mia meditazione serve a combattere qualsiasi contagio. Te le insegnero'. E poi oramai il mio destino e' legato al tuo.
La Mender non disse niente. Si alzo' dalla poltrona del discanso e si mise al computer.
-Devi riprendere la tua missione. Tanto ormai io sono al sicuro. Quei bastardi che mi hanno iniettato il virus mi credono neutralizzata. Valtoriani sorrise. Riconosceva la tigre di cui si stava innamorando.
-Ok, capo, mi rimetto in movimento.
-Dopotutto il virus ha un azione lenta, disse Valtoriani, non c'e' motivo di iniziare la cura psichica
immediatamente.
Dieci evantini dopo era a bordo della sua aviomobile, diretto verso la dimora di Rozencranz.
martedì 29 marzo 2016
Capitolo 11
Robert Prokaska era il Numero Uno dei ramiani. Discendente in linea diretta da Rufo, il fondatore della religione ramiana. Dietro tutto quello che stava accadendo, uccisione di Volpos di seconda linea , delitti che si permetteva che si compissero per innalzare nella simpatia popolare quella dei Volpos di livello superiore , i quali , tra l'altro, stavano complottando una cessione di potere a figli legittimi spacciati per illegittimi, dunque, c'era lui. O perlomeno tutto lo lasciava credere. Secondo gli elementi raccolti dalla Mender. Ma ovviamente non c'erano prove concrete per dimostrarlo. Ora la Mender aveva fatto perdere le sue tracce. Sicuramente era seguita dagli scagnozzi di Sorin. Ora che il sovraintendente Sorin aveva capito che lei sapeva. Quindi per incontrarsi con Valtoriani e mettere a punto una nuova strategia investigativa doveva trovare un luogo sicuro. Lancio' nell'aria una traccia chimica. Valtoriani l'avrebbe rintracciata con il suo identificatore. Sperando che non fosse intercettata da altri segugi che certamente erano al lavoro. Valtoriani non era sospeso, penso' la Mender, dunque ora il braccio esecutivo doveva essere lui. Si sarebbero procurati delle prove. Ma non sarebbe bastato. Bisognava capire quali fossero i veri nemici e gli amici. Era quella la parte piu' difficile.
Due giorni dopo Valtoriani e Sandra Mender erano a colloquio in un rifugio al centro di un bosco di orbani .Il rifugio era stato creato con l'intrico di rami e fogliame di questi alberi resistenti come metalli. Era un luogo sicuro. O almeno cosi pensavano Valtoriani e la Mender.
Valtoriani aveva appena fatto meditazione. Era tutto sudato e i suoi muscoli erano tesi, come se avesse fatto sollevamento pesi con la mente. E i risultati si vedevano sul corpo tonico e madido di sudore. La Mender era uscita con la sua bicicletta in fibra di orbanio, aveva fatto la doccia. Era in perfetta forma. Si sedette asciugandosi i capelli.
-Come ci muoviamo, Sandor, chiese la Mender.
-Tu non ti devi muovere, te ne stai qui e fai delle ricerche con l' esseics344. Non c'e' computer piu' completo e potente.
-Cosa devo cercare esattamente?
-Mettiamo per ipotesi che Valpetinge abbia ragione. Beh, cerca tutti i volpos di seconda fascia che possono essere vittime facili.
-Buona idea, mi metto subito al lavoro, disse la Mender.
Tramesto' con il touch screen del pc e fece delle ricerche. Cinque minuti dopo aveva gia' la lista completa di quei nomi. Bisognava ora isolare in quell'elenco i soggetti piu' papabili per un attentato.
Valtoriani cerchio' alcuni nomi. Li tolse dalla lista. Erano cinque nomi.
-Perche' questi?Chiese la Mender.
-Sono i meno importanti. E i piu' vulnerabili sul piano della sicurezza.
-Bene, ora pero' come facciamo a capire chi sara' il prossimo?
Valtoriani isolo' due nomi. Poi osservo' la Mender.
-Sono questi due i prossimi. Chi sara' il primo dei due tocca a te stabilirlo. Mi fidero' del tuo fiuto. E del calcolo delle probabilita'.
Sandra Mender studio' quei nomi. Resto' assorta per qualche evantino. Poi con il dito sul touch screeen isolo' un nome: Herbert Rozencranz.
-Lui, disse.
-Va bene...non ti chiedero' che criterio hai seguito. A volte l'intuito e' il miglior criterio. Ho visto che ti sei concentrata. Non voglio sapere come hai fatto. Ma ti diro' una cosa. Anche io avrei detto quel nome.
-Perche', chiese Sandra Mender.
-Perche' e' un volpos inviso alla magior parte dei volpos...per le sue idee che apparentemente sembrano di cambiamento, ma che in realta' propugnano un cambiamento volto al ritorno alla purezza primigenia del culto Ram. Insomma un riformista ma conservatore. Una vittima ideale per sposare gli interessi di Valpetinge con quelli dei volpos "superiori".
-Il ragionamento fila.
-Mi metto in movimento, non c'e' tempo da perdere. Mi metto una telecamera nel bavero della fardisa, quella in tessuto di orbanio anti raggi delta. Cosi potrai seguirmi restandotene qui nel rifugio.
-Va bene, Sandor, disse la Mender.
Valtoriani la bacio'. Sandra lo lascio' fare. Valtoriani le sorrise.
-Ci vediamo , disse Valtoriani.
Dieci evantini dopo Valtoriani sfrecciava con la sua aviomobile sul bosco di orbani che nascondeva il rifugio di Sandra Mender. Diretto verso la sacra dimora di Herbert Rozencranz. Sicuro che la prossima vittima di Valpetinge sarebbe potuto essere lui.
Due giorni dopo Valtoriani e Sandra Mender erano a colloquio in un rifugio al centro di un bosco di orbani .Il rifugio era stato creato con l'intrico di rami e fogliame di questi alberi resistenti come metalli. Era un luogo sicuro. O almeno cosi pensavano Valtoriani e la Mender.
Valtoriani aveva appena fatto meditazione. Era tutto sudato e i suoi muscoli erano tesi, come se avesse fatto sollevamento pesi con la mente. E i risultati si vedevano sul corpo tonico e madido di sudore. La Mender era uscita con la sua bicicletta in fibra di orbanio, aveva fatto la doccia. Era in perfetta forma. Si sedette asciugandosi i capelli.
-Come ci muoviamo, Sandor, chiese la Mender.
-Tu non ti devi muovere, te ne stai qui e fai delle ricerche con l' esseics344. Non c'e' computer piu' completo e potente.
-Cosa devo cercare esattamente?
-Mettiamo per ipotesi che Valpetinge abbia ragione. Beh, cerca tutti i volpos di seconda fascia che possono essere vittime facili.
-Buona idea, mi metto subito al lavoro, disse la Mender.
Tramesto' con il touch screen del pc e fece delle ricerche. Cinque minuti dopo aveva gia' la lista completa di quei nomi. Bisognava ora isolare in quell'elenco i soggetti piu' papabili per un attentato.
Valtoriani cerchio' alcuni nomi. Li tolse dalla lista. Erano cinque nomi.
-Perche' questi?Chiese la Mender.
-Sono i meno importanti. E i piu' vulnerabili sul piano della sicurezza.
-Bene, ora pero' come facciamo a capire chi sara' il prossimo?
Valtoriani isolo' due nomi. Poi osservo' la Mender.
-Sono questi due i prossimi. Chi sara' il primo dei due tocca a te stabilirlo. Mi fidero' del tuo fiuto. E del calcolo delle probabilita'.
Sandra Mender studio' quei nomi. Resto' assorta per qualche evantino. Poi con il dito sul touch screeen isolo' un nome: Herbert Rozencranz.
-Lui, disse.
-Va bene...non ti chiedero' che criterio hai seguito. A volte l'intuito e' il miglior criterio. Ho visto che ti sei concentrata. Non voglio sapere come hai fatto. Ma ti diro' una cosa. Anche io avrei detto quel nome.
-Perche', chiese Sandra Mender.
-Perche' e' un volpos inviso alla magior parte dei volpos...per le sue idee che apparentemente sembrano di cambiamento, ma che in realta' propugnano un cambiamento volto al ritorno alla purezza primigenia del culto Ram. Insomma un riformista ma conservatore. Una vittima ideale per sposare gli interessi di Valpetinge con quelli dei volpos "superiori".
-Il ragionamento fila.
-Mi metto in movimento, non c'e' tempo da perdere. Mi metto una telecamera nel bavero della fardisa, quella in tessuto di orbanio anti raggi delta. Cosi potrai seguirmi restandotene qui nel rifugio.
-Va bene, Sandor, disse la Mender.
Valtoriani la bacio'. Sandra lo lascio' fare. Valtoriani le sorrise.
-Ci vediamo , disse Valtoriani.
Dieci evantini dopo Valtoriani sfrecciava con la sua aviomobile sul bosco di orbani che nascondeva il rifugio di Sandra Mender. Diretto verso la sacra dimora di Herbert Rozencranz. Sicuro che la prossima vittima di Valpetinge sarebbe potuto essere lui.
giovedì 17 marzo 2016
Capitolo 10
Tornarono su Orio. Sandra Mender si presento' in ufficio , alla Investio, in perfetto orario. Il sovraintendente Sorin la chiamo' a rapporto. La Mender entro' nel suo ufficio , di Sorin e lo vide seduto alla sua scrivania ipertecnologica.
-Saluto, Agente Mender, ho esaminato i video dell'attentato che ha subito e devo dire che ha avuto fortuna.
-Come fa ad avere quelle immagini?
-Sono delle telecamere interne dell'albergo. Niente di trascendentale.
-Mmmh...e lei , Sovraintendente Sorin, che idea si e' fatto?
-Non lo so , esattamente...stiamo investigando. Intanto mi dica cosa ci faceva a Fortal, sul pianeta Dissesto
-Non mi dica che non lo sa , perche' non la bevo.
-Valpetinge?
-Esatto!
-Si...ha goduto di un'amnistia ed e' stato liberato. A quanto ne sappiamo la sua organizzazione si e' estinta e non opera piu' in alcun modo, come mai lo cercava?
-Sospetto che sia dietro l'uccisione dei Volpos.
-Lei crede? Disse Sorin fingendosi sorpreso.
-Certo, disse la Mender con un tono sarcastico.
-E quale elementi possiede a suffragio di questa tesi? Chiese Sorin.
-Valpetinge sostiene che ci sia un complotto dei Volpos, i quali avrebbero segretamente adottato dei figli apparentemente orfani, in realta' naturali dei volpos stessi, allo scopo di perpetuare il loro potere.
-Una tesi alquanto ardita, non crede agente Mender? Ha qualche prova a beneficio di questa tesi strampalata?
-Ho parlato con Valpetinge . Ed e' lui che lo sostiene.
-Ma quale credibilita' puo' avere uno come Valpetinge. Ma andiamo, agente Mender, dovrebbe verificare meglio le sue fonti.
-Al momento non ho prove. Ero andata su Dissesto per procurarmele.
-Inseguendo cotante ubbie? Ma andiamo, dovrebbe avere piu' cura del denaro pubblico speso per finanziare indagini sulla sicurezza planetaria, non crede?
-Sono a tanto cosi per provare quello che dico.
-Immagino che queste teorie fantasiose le siano state instillate dal suo amante, il famoso Valtoriani, un investigatore dalle indubbie abilita' ma non troppo ben considerato fra le nostre alte sfere. Se non altro per l'uso continuo di droghe che gli avrebbero ottenebrato il cervello.
Ma Mender osservo' Sorin. Era calvo, un fisico asciutto, occhi vitrei e alito pungente come di chi avesse un apparato gastrico costantemente messo a dura prova da superiori esigenti. Esigenti e minacciosi, credette la Mender.
-Le proibisco di continuare questa indagine dissennata. Diriga i suoi sforzi investigativi sull'ipotesi al momento piu' accreditata. Che e' quella del serial killer.
- Non ci sono prove neppure dell'esistenza di questo fantomatico individuo, reclamo' la Mender.
-Ma fra le due ipotesi e' quella che seguira', dico bene Agente Mender?, disse Sorin. E le fece un sorrisetto sardonico.
-Senta un po', Sorin. Quelli che hanno tentato di farmi fuori erano agenti della Investio. Li ha mandati lei?
-Ma come si permette di fare una simile illazione. E' fortunata se non la metto agli arresti. Ma come le viene in mente? E a che scopo?
-Distogliermi dalla verita'.
-Questo e' troppo, si consideri in stato di fermo. Da questo momento e' indagata. Mi riconsegni il badge identificativo e la pistola a raggi delta. Lei e' sospesa fino a nuovo ordine. In considerazione dei servigi resi in passato per la nostra organizzazione non le sospendo gli emolumenti. Puo' andare!
La Mender riconsegno' il badge e la pistola a raggi delta. Tanto nel suo appartamento aveva una sorta di arsenale.
Prima di uscire dall'ufficio di Sorin si rivolse ancora a lui.
-Non mi ha risposto, Sorin, li ha mandati lei?
-No, disse Sorin, contenta? Saluto!
La Mender prese l'avioauto e si diresse al suo appartamento.
Mentre solcava i cieli fitti di aviomobili la raggiunse una chiamata sull'IT455.
Era Valtoriani. Apparve la sua immagine a torso nudo.
-Fammi indovinare, disse, sei stata sospesa , vero?
-Come fai a saperlo?
-Lo immaginavo...dovevi tenere la bocca chiusa sull'indagine. Hai sommesso un errore. Adesso li hai messi in allarme. D'ora in poi faranno attenzione a quello che fanno. E ...sono preoccupato per te. Potrebbero tentare di eliminarti. Ormai sai troppo.
-Non preoccuparti, ho deciso di rifugiarmi in un luogo che nessuno conosce. Non certo nella mia dimora. Ho un rifugio sotterraneo di cui nessuno conosce l'esistenza nel quadrante 77 di Sanisidro.
-Come facciamo a comunicare?
-A che scopo?
-Non vorrai mica lasciar perdere l'indagine?
-Ufficialmente sono fuori.
-Ufficialmente, disse Valtoriani, ma ufficiosamente sai che continueremo. Le forze in campo ora sono decisamente aumentate di numero. E vorrei scoprire chi manovra Sorin. Quel pupazzo di latta.
-Ok, lascero' una traccia chimica e tu la identificherai con il tuo identificatore a fibre ottiche, ok?
-Va bene. Vai a riposarti ora. E fai molta attenzione a non farti seguire.Chiudo. Ci sentiamo presto. Ho delle cose da fare. Seguo una traccia e non la voglio lasciar perdere. Non ci crederai ma tutto quello che sta accadendo secondo me porta a Numero Uno.
-Chi, il capo supremo dei Ramiani? L'indiscusso profeta che comanda senza incarichi ufficiali?
-Esatto!Ti contattero' presto...anche perche' mi piaci...ho voglia di te!
-Anche tu mi piaci. Ma non lo so se ho voglia di te, disse la Mender. Sorrise beffardamente e chiuse la comunicazione.
-Saluto, Agente Mender, ho esaminato i video dell'attentato che ha subito e devo dire che ha avuto fortuna.
-Come fa ad avere quelle immagini?
-Sono delle telecamere interne dell'albergo. Niente di trascendentale.
-Mmmh...e lei , Sovraintendente Sorin, che idea si e' fatto?
-Non lo so , esattamente...stiamo investigando. Intanto mi dica cosa ci faceva a Fortal, sul pianeta Dissesto
-Non mi dica che non lo sa , perche' non la bevo.
-Valpetinge?
-Esatto!
-Si...ha goduto di un'amnistia ed e' stato liberato. A quanto ne sappiamo la sua organizzazione si e' estinta e non opera piu' in alcun modo, come mai lo cercava?
-Sospetto che sia dietro l'uccisione dei Volpos.
-Lei crede? Disse Sorin fingendosi sorpreso.
-Certo, disse la Mender con un tono sarcastico.
-E quale elementi possiede a suffragio di questa tesi? Chiese Sorin.
-Valpetinge sostiene che ci sia un complotto dei Volpos, i quali avrebbero segretamente adottato dei figli apparentemente orfani, in realta' naturali dei volpos stessi, allo scopo di perpetuare il loro potere.
-Una tesi alquanto ardita, non crede agente Mender? Ha qualche prova a beneficio di questa tesi strampalata?
-Ho parlato con Valpetinge . Ed e' lui che lo sostiene.
-Ma quale credibilita' puo' avere uno come Valpetinge. Ma andiamo, agente Mender, dovrebbe verificare meglio le sue fonti.
-Al momento non ho prove. Ero andata su Dissesto per procurarmele.
-Inseguendo cotante ubbie? Ma andiamo, dovrebbe avere piu' cura del denaro pubblico speso per finanziare indagini sulla sicurezza planetaria, non crede?
-Sono a tanto cosi per provare quello che dico.
-Immagino che queste teorie fantasiose le siano state instillate dal suo amante, il famoso Valtoriani, un investigatore dalle indubbie abilita' ma non troppo ben considerato fra le nostre alte sfere. Se non altro per l'uso continuo di droghe che gli avrebbero ottenebrato il cervello.
Ma Mender osservo' Sorin. Era calvo, un fisico asciutto, occhi vitrei e alito pungente come di chi avesse un apparato gastrico costantemente messo a dura prova da superiori esigenti. Esigenti e minacciosi, credette la Mender.
-Le proibisco di continuare questa indagine dissennata. Diriga i suoi sforzi investigativi sull'ipotesi al momento piu' accreditata. Che e' quella del serial killer.
- Non ci sono prove neppure dell'esistenza di questo fantomatico individuo, reclamo' la Mender.
-Ma fra le due ipotesi e' quella che seguira', dico bene Agente Mender?, disse Sorin. E le fece un sorrisetto sardonico.
-Senta un po', Sorin. Quelli che hanno tentato di farmi fuori erano agenti della Investio. Li ha mandati lei?
-Ma come si permette di fare una simile illazione. E' fortunata se non la metto agli arresti. Ma come le viene in mente? E a che scopo?
-Distogliermi dalla verita'.
-Questo e' troppo, si consideri in stato di fermo. Da questo momento e' indagata. Mi riconsegni il badge identificativo e la pistola a raggi delta. Lei e' sospesa fino a nuovo ordine. In considerazione dei servigi resi in passato per la nostra organizzazione non le sospendo gli emolumenti. Puo' andare!
La Mender riconsegno' il badge e la pistola a raggi delta. Tanto nel suo appartamento aveva una sorta di arsenale.
Prima di uscire dall'ufficio di Sorin si rivolse ancora a lui.
-Non mi ha risposto, Sorin, li ha mandati lei?
-No, disse Sorin, contenta? Saluto!
La Mender prese l'avioauto e si diresse al suo appartamento.
Mentre solcava i cieli fitti di aviomobili la raggiunse una chiamata sull'IT455.
Era Valtoriani. Apparve la sua immagine a torso nudo.
-Fammi indovinare, disse, sei stata sospesa , vero?
-Come fai a saperlo?
-Lo immaginavo...dovevi tenere la bocca chiusa sull'indagine. Hai sommesso un errore. Adesso li hai messi in allarme. D'ora in poi faranno attenzione a quello che fanno. E ...sono preoccupato per te. Potrebbero tentare di eliminarti. Ormai sai troppo.
-Non preoccuparti, ho deciso di rifugiarmi in un luogo che nessuno conosce. Non certo nella mia dimora. Ho un rifugio sotterraneo di cui nessuno conosce l'esistenza nel quadrante 77 di Sanisidro.
-Come facciamo a comunicare?
-A che scopo?
-Non vorrai mica lasciar perdere l'indagine?
-Ufficialmente sono fuori.
-Ufficialmente, disse Valtoriani, ma ufficiosamente sai che continueremo. Le forze in campo ora sono decisamente aumentate di numero. E vorrei scoprire chi manovra Sorin. Quel pupazzo di latta.
-Ok, lascero' una traccia chimica e tu la identificherai con il tuo identificatore a fibre ottiche, ok?
-Va bene. Vai a riposarti ora. E fai molta attenzione a non farti seguire.Chiudo. Ci sentiamo presto. Ho delle cose da fare. Seguo una traccia e non la voglio lasciar perdere. Non ci crederai ma tutto quello che sta accadendo secondo me porta a Numero Uno.
-Chi, il capo supremo dei Ramiani? L'indiscusso profeta che comanda senza incarichi ufficiali?
-Esatto!Ti contattero' presto...anche perche' mi piaci...ho voglia di te!
-Anche tu mi piaci. Ma non lo so se ho voglia di te, disse la Mender. Sorrise beffardamente e chiuse la comunicazione.
lunedì 8 febbraio 2016
Capitolo 9
Un'allerta visivo avviso' la Mender che c'era una comunicazione in arrivo sul suo videodispositivo. Era Valtoriani. La Mender resto qualche istante in dubbio se rispondergli o meno, Al diavolo, si disse, dal momento che aveva l'IT455 acceso Valtoriani conosceva comunque la sua posizione. Quindi rispose.
-Tutto bene? Sono sullo shuttle, arrivero' tra un paio di evanteli.
-Tutto bene non direi, gli urlo' la detective della Investio.
-Che e' accaduto?
-Hanno tentato di eliminarmi.
-Chi?
-Tanto non ci crederesti.
-Dimmelo...dimmi almeno se stai bene.
-Si, sto bene...comunque ho potuto interrogare uno degli assalitori, prima che fosse ucciso da un chip che probabilmente gli avevano impiantato, con un comando a distanza.
-E' stata la Investio, vero?
-Come diavolo fai a saperlo?
-Intuito, disse Valtoriani.
-Intuito o sei stato tu a dire a loro dov'ero?
-Non lo devi pensare neanche per celia.
La Mender tacque per un po'.
-Sandra...devi fidarti di me, non ti farei mai del male!
-Non lo so...non credo piu' a nessuno.
-Cerca di nasconderti. Dammi una posizione in cui incontrarti e poi disattiva l'IT455.
La Mender taceva.
-Capito cosa ti ho detto?
-Si...maledizione...si...ci troviamo nel quadrante 11 di Fortal...ma ti cerchero' io. Tu vai in quel quadrante della citta', poi provvedo io a rintracciarti.
-Va bene. Ora chiudo. Ma non fare sciocchezze. Io sono dalla tua parte.
La Mender chiuse la comunicazione e poi disattivo' l'IT455.
Aveva con se nello zainetto di servizio, una mappa di Fortal. Cerco' di orientarla. E si diresse verso il quadrante 11. Ci avrebbe messo un bel po' per arrivare. Ma sicuramente ce l'avrebbe fatta prima di Valtoriani. Ora era tesa come una corda di orbanio. Il gioco avrebbe cominciato a condurlo lei.
Ci mise un evantelo quasi ad arrivare nel quadrante 11. Attraverso' a piedi tutta Fortal. Di notte, sgusciando come un animale del sottosuolo, di strada in strada, di muro in muro. Qua e la' vigilanti delle carceri e inservienti di allevamenti di tender. Ma anche parecchie prostitute, bande di aviociclisti armati e pericolosi, persone riverse sulle strade abbandonate a se stesse. Derelitti. La Mender non sopportava quelle scene. Era vero, su Dissesto era tutto amplificato. E avrebbe voluto volentieri vedere quelle persone reagire, riprendersi le proprie vite. Anziche' drogarsi e lasciarsi andare. Dissesto era una periferia dell'impero dei Ramiani, un satellite di Orio. Ma avrebbe preferito vedere che quella gente andasse a ingrossare le fila degli insurgentes. E forse era per questo che Valpetinge era rimasto li. Perche' poteva essere terreno fertile per le sue manovre terroristiche. Ognuno di quei tossicomani, ciascuno di quei derelitti, avrebbe fatto qualsiasi cosa per continuare a drogarsi, a perdersi, a suicidarsi piacevolmente a orologeria ma inevitabilmente. Valpetinge aveva un potenziale esercito di killer di Volpos. Anche se il suo disegno era in parte giusto e le sue valutazioni sul complotto dei volpos, fondate, non era quella la strada giusta. Il sangue chiama sangue, penso' Sandra Mender. E se anche lei voleva assistere al tramonto dei Ramiani, non doveva essere in quel modo. Ma sotto la spinta di un'opinione pubblica ben informata dei fatti e non eterodiretta dalle emissore di regime.
Si posiziono' all'interno di un kombinat disabitato. Al primo piano aveva il perfetto quadro della situazione dell'intero quadrante 11. Poteva vedere la maggior parte delle arterie che lo componevano. E se Valtoriani fosse passato di la', difficilmente sarebbe sfuggito alla sua vista.
Bevve un po' di liquidi che era riuscita a portarsi appresso. Brodaglie di fluidi animali molto energetiche. Infilo' la testa nel cappuccio, si sedette sui talloni, vicino ad un muro all'interno del kombinat. E attese.
Ogni tanto dava uno sguardo fuori. Ma ancora niente.
Poi ad un tratto lo vide. Fu facile notarlo perche' era vestito con un completo di pelle bianco e nel lucore dell'illuminazione pubblica, era come fluorescente. Sandra Mender penso' che Valtoriani sapeva il fatto suo. Magari sarebbe stato notato anche da altri. Ma poteva cosi essere individuato da lei facilmente.
Striscio' lungo un muro, scese al piano inferiore del kombinat disabitato. Incontro' dei tossici de tutto innocui. Che anzi ebbero un moto di timore, quando la videro con il volto seminascosto dal cappuccio della felpa verde militare.
Scese in strada e ando' incontro a Valtoriani. Lui camminava lentamete, in mezzo alla marmaglia di tutti quei soggetti che avevano ormai perso ogni straccio di vitalita'.Gente ingobbita dal peso del vivere. Falliti come esseri viventi. Inservienti di tender e vigilantes di carceri speciali. L'ultimo anello della catena degli individui del sistema in cui vivevano. Quando le fu vicino Valtoriani non la noto' subito. Cosi lei gli giro' intorno, e gli venne alle spalle. Lo prese per un braccio, tranquillizzandolo.
-Non fare una piega e seguimi senza parlare, gli disse.
Valtoriani la asseocndo' . Ma si percepiva dal suo viso che era felice di vederla. E la Mender lo percepi molto chiaramente. Anche se questo non avrebbe contribuito del tutto a sciogliere la sa riserva mentale.
Quando furono maggiormente in ombra, dietro un angolo, la Mender, meravigliando se stessa, lo abbraccio'.
Valtoriani la strinse a se'. Si baciarono frugalmente.
-Mi spieghi che cosa sta succedendo? le fece.
-Sta succedendo che non so piu' di chi mi devo fidare.
-Falla facile. Fidati di me.
-Ma perche' la Investio mi ha mandato dei killer?
-Non ne ho idea. E ti credo, comunque. Spesso fanno questi lavori sporchi. La Ivestio e' grande e non posso escludere che tu abbia inavvertitamente pestato i piedi a qualcuno sconvolgendone i piani.
-Ma chi puo' avere interesse, maledizione.
-Io un'idea ce l'avrei.
-Spara!
-Secondo me qualcuno non vuole che tu arresti Valpetinge. Mi sono fatto questa idea studiando i casi dei Volpos uccisi. Mentre ero sullo shuttle. Erano volpos di second'ordine e Valpetinge li ha scelti perche' non erano ben protetti militarmente. Le varie emissore stanno facendo in questo momento il loro sporco lavoro. Propagandano le morti dei volpos e hanno gia' trovato vari complici nella Investio che non tarda ad attribuire questi omicidi a degli insurgentes che mirano a sovvertire l'ordine costituito.
-Che vuoi dire con questo ragionamento.
-Che i ramiani intendono sacrificare volpos di second'ordine per propagandare un attacco al loro potere da parte di forze che intendono instaurare l'anarchia. E come sai gli Orianiani sono sensibili a questi ragionamenti. Sono stati educati all'ordine.
-Quindi che facciamo?
-Dobbiano rientrare a Orio. E lasciar raffreddare la cosa. Far credere alla Investio che hai abbandonato il caso.
-Ma intanto ci saranno altre morti.
-Non sono preoccupato per questo.
-Cosa ti preoccupa.
-Il fatto che se Valpetinge mangia la foglia studiera' altri metodi , piu' efficaci, per colpire il volpos di primo livello.
-Allora sei d'accordo che c'e' lui dietro i delitti dei Volpos! Ma i Volpos di primo livello sono inattaccabili. Misure di sicurezza impossibili da superare.
-Niente e' impossibile per chi ha in testa un disegno e vuole portarlo a termine a qualunque costo.
-Qualunque costo?
-Si...anche a costo di vittime innocenti. Orianiani che non c'entrano in questa disputa e che potrebbero restare vittime collaterali di un uso di armi in grado di compiere stragi . E noi questo lo dobbiamo impedire.
-Ma Valpetinge e' qui. Io l'ho incontrato. E ha ammesso che dietro questo c'e' lui.
-Lo so. Lo davo per scontato. Che avessi ragione. Ma non possiamo correre altri rischi riguardo alla tua incolumita' E poi sono sicuro che Valpetinge presto si trasferira' su Orio. Questione di pochi evanti.
-Ok, partiamo subito allora.
-Non prima di aver trascorso la notte insieme.
-Cos'e' vuoi esaudire l'ultimo desiderio di una condannata a morte? E se non fosse questo?
-Impossibile, disse Valtoriani.
La Mender sorrise. E considero' che Valtoriani non fosse andato poi cosi lontano dalla realta'.
-Tutto bene? Sono sullo shuttle, arrivero' tra un paio di evanteli.
-Tutto bene non direi, gli urlo' la detective della Investio.
-Che e' accaduto?
-Hanno tentato di eliminarmi.
-Chi?
-Tanto non ci crederesti.
-Dimmelo...dimmi almeno se stai bene.
-Si, sto bene...comunque ho potuto interrogare uno degli assalitori, prima che fosse ucciso da un chip che probabilmente gli avevano impiantato, con un comando a distanza.
-E' stata la Investio, vero?
-Come diavolo fai a saperlo?
-Intuito, disse Valtoriani.
-Intuito o sei stato tu a dire a loro dov'ero?
-Non lo devi pensare neanche per celia.
La Mender tacque per un po'.
-Sandra...devi fidarti di me, non ti farei mai del male!
-Non lo so...non credo piu' a nessuno.
-Cerca di nasconderti. Dammi una posizione in cui incontrarti e poi disattiva l'IT455.
La Mender taceva.
-Capito cosa ti ho detto?
-Si...maledizione...si...ci troviamo nel quadrante 11 di Fortal...ma ti cerchero' io. Tu vai in quel quadrante della citta', poi provvedo io a rintracciarti.
-Va bene. Ora chiudo. Ma non fare sciocchezze. Io sono dalla tua parte.
La Mender chiuse la comunicazione e poi disattivo' l'IT455.
Aveva con se nello zainetto di servizio, una mappa di Fortal. Cerco' di orientarla. E si diresse verso il quadrante 11. Ci avrebbe messo un bel po' per arrivare. Ma sicuramente ce l'avrebbe fatta prima di Valtoriani. Ora era tesa come una corda di orbanio. Il gioco avrebbe cominciato a condurlo lei.
Ci mise un evantelo quasi ad arrivare nel quadrante 11. Attraverso' a piedi tutta Fortal. Di notte, sgusciando come un animale del sottosuolo, di strada in strada, di muro in muro. Qua e la' vigilanti delle carceri e inservienti di allevamenti di tender. Ma anche parecchie prostitute, bande di aviociclisti armati e pericolosi, persone riverse sulle strade abbandonate a se stesse. Derelitti. La Mender non sopportava quelle scene. Era vero, su Dissesto era tutto amplificato. E avrebbe voluto volentieri vedere quelle persone reagire, riprendersi le proprie vite. Anziche' drogarsi e lasciarsi andare. Dissesto era una periferia dell'impero dei Ramiani, un satellite di Orio. Ma avrebbe preferito vedere che quella gente andasse a ingrossare le fila degli insurgentes. E forse era per questo che Valpetinge era rimasto li. Perche' poteva essere terreno fertile per le sue manovre terroristiche. Ognuno di quei tossicomani, ciascuno di quei derelitti, avrebbe fatto qualsiasi cosa per continuare a drogarsi, a perdersi, a suicidarsi piacevolmente a orologeria ma inevitabilmente. Valpetinge aveva un potenziale esercito di killer di Volpos. Anche se il suo disegno era in parte giusto e le sue valutazioni sul complotto dei volpos, fondate, non era quella la strada giusta. Il sangue chiama sangue, penso' Sandra Mender. E se anche lei voleva assistere al tramonto dei Ramiani, non doveva essere in quel modo. Ma sotto la spinta di un'opinione pubblica ben informata dei fatti e non eterodiretta dalle emissore di regime.
Si posiziono' all'interno di un kombinat disabitato. Al primo piano aveva il perfetto quadro della situazione dell'intero quadrante 11. Poteva vedere la maggior parte delle arterie che lo componevano. E se Valtoriani fosse passato di la', difficilmente sarebbe sfuggito alla sua vista.
Bevve un po' di liquidi che era riuscita a portarsi appresso. Brodaglie di fluidi animali molto energetiche. Infilo' la testa nel cappuccio, si sedette sui talloni, vicino ad un muro all'interno del kombinat. E attese.
Ogni tanto dava uno sguardo fuori. Ma ancora niente.
Poi ad un tratto lo vide. Fu facile notarlo perche' era vestito con un completo di pelle bianco e nel lucore dell'illuminazione pubblica, era come fluorescente. Sandra Mender penso' che Valtoriani sapeva il fatto suo. Magari sarebbe stato notato anche da altri. Ma poteva cosi essere individuato da lei facilmente.
Striscio' lungo un muro, scese al piano inferiore del kombinat disabitato. Incontro' dei tossici de tutto innocui. Che anzi ebbero un moto di timore, quando la videro con il volto seminascosto dal cappuccio della felpa verde militare.
Scese in strada e ando' incontro a Valtoriani. Lui camminava lentamete, in mezzo alla marmaglia di tutti quei soggetti che avevano ormai perso ogni straccio di vitalita'.Gente ingobbita dal peso del vivere. Falliti come esseri viventi. Inservienti di tender e vigilantes di carceri speciali. L'ultimo anello della catena degli individui del sistema in cui vivevano. Quando le fu vicino Valtoriani non la noto' subito. Cosi lei gli giro' intorno, e gli venne alle spalle. Lo prese per un braccio, tranquillizzandolo.
-Non fare una piega e seguimi senza parlare, gli disse.
Valtoriani la asseocndo' . Ma si percepiva dal suo viso che era felice di vederla. E la Mender lo percepi molto chiaramente. Anche se questo non avrebbe contribuito del tutto a sciogliere la sa riserva mentale.
Quando furono maggiormente in ombra, dietro un angolo, la Mender, meravigliando se stessa, lo abbraccio'.
Valtoriani la strinse a se'. Si baciarono frugalmente.
-Mi spieghi che cosa sta succedendo? le fece.
-Sta succedendo che non so piu' di chi mi devo fidare.
-Falla facile. Fidati di me.
-Ma perche' la Investio mi ha mandato dei killer?
-Non ne ho idea. E ti credo, comunque. Spesso fanno questi lavori sporchi. La Ivestio e' grande e non posso escludere che tu abbia inavvertitamente pestato i piedi a qualcuno sconvolgendone i piani.
-Ma chi puo' avere interesse, maledizione.
-Io un'idea ce l'avrei.
-Spara!
-Secondo me qualcuno non vuole che tu arresti Valpetinge. Mi sono fatto questa idea studiando i casi dei Volpos uccisi. Mentre ero sullo shuttle. Erano volpos di second'ordine e Valpetinge li ha scelti perche' non erano ben protetti militarmente. Le varie emissore stanno facendo in questo momento il loro sporco lavoro. Propagandano le morti dei volpos e hanno gia' trovato vari complici nella Investio che non tarda ad attribuire questi omicidi a degli insurgentes che mirano a sovvertire l'ordine costituito.
-Che vuoi dire con questo ragionamento.
-Che i ramiani intendono sacrificare volpos di second'ordine per propagandare un attacco al loro potere da parte di forze che intendono instaurare l'anarchia. E come sai gli Orianiani sono sensibili a questi ragionamenti. Sono stati educati all'ordine.
-Quindi che facciamo?
-Dobbiano rientrare a Orio. E lasciar raffreddare la cosa. Far credere alla Investio che hai abbandonato il caso.
-Ma intanto ci saranno altre morti.
-Non sono preoccupato per questo.
-Cosa ti preoccupa.
-Il fatto che se Valpetinge mangia la foglia studiera' altri metodi , piu' efficaci, per colpire il volpos di primo livello.
-Allora sei d'accordo che c'e' lui dietro i delitti dei Volpos! Ma i Volpos di primo livello sono inattaccabili. Misure di sicurezza impossibili da superare.
-Niente e' impossibile per chi ha in testa un disegno e vuole portarlo a termine a qualunque costo.
-Qualunque costo?
-Si...anche a costo di vittime innocenti. Orianiani che non c'entrano in questa disputa e che potrebbero restare vittime collaterali di un uso di armi in grado di compiere stragi . E noi questo lo dobbiamo impedire.
-Ma Valpetinge e' qui. Io l'ho incontrato. E ha ammesso che dietro questo c'e' lui.
-Lo so. Lo davo per scontato. Che avessi ragione. Ma non possiamo correre altri rischi riguardo alla tua incolumita' E poi sono sicuro che Valpetinge presto si trasferira' su Orio. Questione di pochi evanti.
-Ok, partiamo subito allora.
-Non prima di aver trascorso la notte insieme.
-Cos'e' vuoi esaudire l'ultimo desiderio di una condannata a morte? E se non fosse questo?
-Impossibile, disse Valtoriani.
La Mender sorrise. E considero' che Valtoriani non fosse andato poi cosi lontano dalla realta'.
lunedì 25 gennaio 2016
Capitolo 8
Era una situazione di stallo. Sandra Mender che era andata su Dissesto convinta di trovare Valpetinge e arrestarlo come mandante degli omicidi dei Volpos, beh, lo aveva trovato. Ma i rapporti di forza non propendevano per una soluzione come si era prefigurata l'agente della Investio.
Valpetinge fece un cenno ai suoi uomini. i quali lo guardarono esterrefatti. Il gesto indicava chiaramente di lasciare libera la Mender.
-Comunque ti devo arrestare, disse la Mender.
-E perche'?
-Perche' sei evaso.
-Ti sbagli, agente. Ho goduto di un'amnistia. Tutto regolare.
La Mender titubo' un poco. Ma alla fine fu propensa a credergli. Dopotutto era un una storia dimenticata , la sua. E lui, crescendo e diventando uomo, era solo uno dei tanti nemici del potere dei Ramiani. E per di piu' poco sospettabile. La sua organizzazione non agiva da molto tempo e non si sapeva nemmeno se poteva contare su degli adepti. Ma a giudicare dalle decine di persone che erano in quel momento in quel luogo sembrava che le autorita' si sbagliassero. La Mender inoltre si era fatta l'idea che potessero essere molti di piu'. Fiuto, lo chiamava.
- Va bene, diciamo che sono disposta a crederti, comunque ti daro' la caccia. Sei un sospettato.
-Io e te stiamo dalla stessa parte. Vogliamo entrambi la fine dei Ramiani. Ma del complotto di cui ti ho parlato, non ti importa?
La Mender tacque per qualche istante. Faceva stretching, come le capitava tutte le volte che stava pensando, riflettendo.
-Vado via, disse, non mi piacciono i vostri metodi. La prossima volta che ci incontriamo nemici come prima.
-Come vuoi, disse Valpetinge. Con un cenno brusco indico' ai suoi di accompagnarla per un pezzo. Uno di loro, il piu' basso, la bendo'. E , prendendola per una mano la accompagno' per un lungo tratto. Era un tunnel umido, si sentiva gocciolare. Nessuno parlava. Forse erano lei e quell'uomo di Valpetinge, forse qualcun altro.
Qualcuno le tolse la benda. Quando ebbe la possibilita' di schiarire la vista, la Mender vide che l'uomo che l'aveva accompagnata in un'altra zona della citta', presumibilmente attraverso dei sotterranei, era Valpetinge. Vide quel suo viso fiero di giovane uomo senza eta' che credeva fermamente in quello che stava facendo. Un atteggiamento quasi ieratico.
-Vieni con noi, le disse un'ultima volta.
La Mender non rispose, si volto' e si allontano' velocemente. Non era la sua caccia, non quel giorno. C'erano come delle regole da rispettare, fra loro. E per quel giorno non ci sarebbe stata battaglia.
La Mender trovo' una stazione di posta. Non era stanca, ma voleva fermarsi e riflettere.
La donna della ricezione era strana, capelli alla rinfusa, occhi strabici, carnagione olivastra. Doveva comunque essere una dissestiana. Era notte, la notte di sei semievi. Una volta nella sua stanza attivo' l'IT455. Chiamo' Valtoriani.
Valtoriani emerse da una seduta di meditazione. Era sudato, i muscoli del suo corpo luccicavano. Parlava distante dall'apparecchio, completamente nudo . La Mender lo aggiorno' sulla situazione.
-Resta li, ho deciso di venire a darti una mano. Aspettami , verro' presto.
-Come vuoi, disse la Mender. E chiuse la comunicazione.
Aveva voglia di rilassarsi. Aveva voglia di fare sesso. Per sedare questo suo irrefrenabile desiderio, fece un po' di ginnastica. Al termine fece una doccia gelida. Asciugandosi ad un panno di rengra, vide che la sua pelle e i muscoli quasi guizzavano, davanti allo specchio. Si meravigliava del suo stato di forma. Non invecchiava. E la sua mente evolveva. Cominciava a credere di non essere una normale Oraniana nata in provetta. Forse era un esperimento genetico. Ma non le era mai stato dato di sapere. Si sdraio' sul letto, ancora avvolta nel panno di rengra, che pur essendo sottile aveva una capacita' incredibile di assorbire l'umidita' e accese ancora l'IT455. Mise sulla frequenza dei programmi dell'emissora oraniana. Era l'ora delle notizie. Un altro volpos aveva perso la vita. Penso' subito che Valpetinge non poteva essere stato. Era con lei e non si era certo teletrasportato su Orano. Ma poteva essere stato il mandante, questo si.
Mentre se ne stava distesa ad osservare le immagini sul suo IT455, qualcuno aziono' l'avvisatote acustico dietro la sua porta. Nessuno sapeva che era li. A parte Valtoriani. Chi poteva essere?
Silenziosa, scese dal letto, impungno' la pistola a raggi delta e attese. Non apri. Senti che qualcuno stava forzando la porta. Poi la porta si spalanco'. Entrarono due individui in tuta nera, maschere antigas a coprire il viso, armati di fucili a raggi delta. Ispezionarono velocemente l'ambiente. La Mender era alle loro spalle. Vide che di schiena avevano le nuche prive di protezione. Il primo lo fece fuori. L'altro, domato con una tecnica di lotta, lo disarmo'. E subito dopo gli punto' l'arma alla nuca.
-Chi siete, chi vi ha mandato?
Il killer non rispondeva.
-Chi siete, chi vi ha mandato. Dimmelo o la tua vita e' finita!
-Ci...ciii...ci manda l'agenzia, blatero'.
-Quale agenzia?
-Laaa....Inv..ahhhhh
La Mender avverti come uno schiocco. L'uomo doveva avere un dispositivo a distanza che era stato attivato. Collegato ad un chip qualcuno a distanza doveva aver decretato la sua morte. E prima che vuotasse il sacco.
La Mender fece in fretta e furia un bagaglio improvvisato. Corse fuori dalla sua stanza. Dieci minuti dopo era in strada, seminascosta da un cappuccio, che, nella perenne notte di Dissesto, celava il suo viso alla curiosita' dei passanti. Mentre levava le tende alzo zero, fra se' pensava che qualcuno della Investio sapeva dove fosse. Per un momento sospetto' di Valtoriani. Anche se non gli aveva detto dove fosse. Ma lui aveva agito come se lo sapesse. Era una questione da appurare. Ma in quel momento la cosa piu' saggia era sgomberare il campo dagli equivoci. E in quel momento lei si sentiva quell'equivoco. Un equivoco irrisolto persino per se'.
Valpetinge fece un cenno ai suoi uomini. i quali lo guardarono esterrefatti. Il gesto indicava chiaramente di lasciare libera la Mender.
-Comunque ti devo arrestare, disse la Mender.
-E perche'?
-Perche' sei evaso.
-Ti sbagli, agente. Ho goduto di un'amnistia. Tutto regolare.
La Mender titubo' un poco. Ma alla fine fu propensa a credergli. Dopotutto era un una storia dimenticata , la sua. E lui, crescendo e diventando uomo, era solo uno dei tanti nemici del potere dei Ramiani. E per di piu' poco sospettabile. La sua organizzazione non agiva da molto tempo e non si sapeva nemmeno se poteva contare su degli adepti. Ma a giudicare dalle decine di persone che erano in quel momento in quel luogo sembrava che le autorita' si sbagliassero. La Mender inoltre si era fatta l'idea che potessero essere molti di piu'. Fiuto, lo chiamava.
- Va bene, diciamo che sono disposta a crederti, comunque ti daro' la caccia. Sei un sospettato.
-Io e te stiamo dalla stessa parte. Vogliamo entrambi la fine dei Ramiani. Ma del complotto di cui ti ho parlato, non ti importa?
La Mender tacque per qualche istante. Faceva stretching, come le capitava tutte le volte che stava pensando, riflettendo.
-Vado via, disse, non mi piacciono i vostri metodi. La prossima volta che ci incontriamo nemici come prima.
-Come vuoi, disse Valpetinge. Con un cenno brusco indico' ai suoi di accompagnarla per un pezzo. Uno di loro, il piu' basso, la bendo'. E , prendendola per una mano la accompagno' per un lungo tratto. Era un tunnel umido, si sentiva gocciolare. Nessuno parlava. Forse erano lei e quell'uomo di Valpetinge, forse qualcun altro.
Qualcuno le tolse la benda. Quando ebbe la possibilita' di schiarire la vista, la Mender vide che l'uomo che l'aveva accompagnata in un'altra zona della citta', presumibilmente attraverso dei sotterranei, era Valpetinge. Vide quel suo viso fiero di giovane uomo senza eta' che credeva fermamente in quello che stava facendo. Un atteggiamento quasi ieratico.
-Vieni con noi, le disse un'ultima volta.
La Mender non rispose, si volto' e si allontano' velocemente. Non era la sua caccia, non quel giorno. C'erano come delle regole da rispettare, fra loro. E per quel giorno non ci sarebbe stata battaglia.
La Mender trovo' una stazione di posta. Non era stanca, ma voleva fermarsi e riflettere.
La donna della ricezione era strana, capelli alla rinfusa, occhi strabici, carnagione olivastra. Doveva comunque essere una dissestiana. Era notte, la notte di sei semievi. Una volta nella sua stanza attivo' l'IT455. Chiamo' Valtoriani.
Valtoriani emerse da una seduta di meditazione. Era sudato, i muscoli del suo corpo luccicavano. Parlava distante dall'apparecchio, completamente nudo . La Mender lo aggiorno' sulla situazione.
-Resta li, ho deciso di venire a darti una mano. Aspettami , verro' presto.
-Come vuoi, disse la Mender. E chiuse la comunicazione.
Aveva voglia di rilassarsi. Aveva voglia di fare sesso. Per sedare questo suo irrefrenabile desiderio, fece un po' di ginnastica. Al termine fece una doccia gelida. Asciugandosi ad un panno di rengra, vide che la sua pelle e i muscoli quasi guizzavano, davanti allo specchio. Si meravigliava del suo stato di forma. Non invecchiava. E la sua mente evolveva. Cominciava a credere di non essere una normale Oraniana nata in provetta. Forse era un esperimento genetico. Ma non le era mai stato dato di sapere. Si sdraio' sul letto, ancora avvolta nel panno di rengra, che pur essendo sottile aveva una capacita' incredibile di assorbire l'umidita' e accese ancora l'IT455. Mise sulla frequenza dei programmi dell'emissora oraniana. Era l'ora delle notizie. Un altro volpos aveva perso la vita. Penso' subito che Valpetinge non poteva essere stato. Era con lei e non si era certo teletrasportato su Orano. Ma poteva essere stato il mandante, questo si.
Mentre se ne stava distesa ad osservare le immagini sul suo IT455, qualcuno aziono' l'avvisatote acustico dietro la sua porta. Nessuno sapeva che era li. A parte Valtoriani. Chi poteva essere?
Silenziosa, scese dal letto, impungno' la pistola a raggi delta e attese. Non apri. Senti che qualcuno stava forzando la porta. Poi la porta si spalanco'. Entrarono due individui in tuta nera, maschere antigas a coprire il viso, armati di fucili a raggi delta. Ispezionarono velocemente l'ambiente. La Mender era alle loro spalle. Vide che di schiena avevano le nuche prive di protezione. Il primo lo fece fuori. L'altro, domato con una tecnica di lotta, lo disarmo'. E subito dopo gli punto' l'arma alla nuca.
-Chi siete, chi vi ha mandato?
Il killer non rispondeva.
-Chi siete, chi vi ha mandato. Dimmelo o la tua vita e' finita!
-Ci...ciii...ci manda l'agenzia, blatero'.
-Quale agenzia?
-Laaa....Inv..ahhhhh
La Mender avverti come uno schiocco. L'uomo doveva avere un dispositivo a distanza che era stato attivato. Collegato ad un chip qualcuno a distanza doveva aver decretato la sua morte. E prima che vuotasse il sacco.
La Mender fece in fretta e furia un bagaglio improvvisato. Corse fuori dalla sua stanza. Dieci minuti dopo era in strada, seminascosta da un cappuccio, che, nella perenne notte di Dissesto, celava il suo viso alla curiosita' dei passanti. Mentre levava le tende alzo zero, fra se' pensava che qualcuno della Investio sapeva dove fosse. Per un momento sospetto' di Valtoriani. Anche se non gli aveva detto dove fosse. Ma lui aveva agito come se lo sapesse. Era una questione da appurare. Ma in quel momento la cosa piu' saggia era sgomberare il campo dagli equivoci. E in quel momento lei si sentiva quell'equivoco. Un equivoco irrisolto persino per se'.
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