venerdì 3 giugno 2016

Capitolo 12

Mentre Sandra Mender faceva ricerche con il suo computer ipermnemonico , avverti un rumore sospetto. Aveva sul computer in linea le immagini che le stava trasmettendo Sandor Valtoriani. Si alzo' con in mano una pistola a raggi delta e si diresse verso il rumore. Dette un'occhiata nella stanza sul retro. Nulla di importante. Nessuno e niente in vista. Eppure il suo sesto senso le diceva che non era tutto a posto. In ordine. Torno' al computer.
-C'e' qualcosa che non va , Sandor, fece in tempo a dire al microfono del pc.
Due minuti dopo una scarica elettrica ad alto voltaggio la faceva svenire.
Si risveglio' non seppe quanto tempo dopo. Era immobilizzata con dei ganci di orbanio al suolo. E c'erano due uomini mascherati che la stavano osservando. Uno di loro aveva in mano una siringa elettronica. Le scopri il braccio fasciato dalla tuta aderente da ciclismo  e prima di iniettergliela nell'incavo del gomito , disse-questo ti fara' capire cosa significa mettersi contro chi ha deciso come devono andare le cose.
Dopo l'iniezione svenne ancora.
Si risveglio' un po' di tempo dopo. I due uomini mascherati non c'erano piu'. Ma c'era un altro uomo che le reggeva il capo. Era Valtoriani. Le reggeva il capo e le asciugava la fronte imperlata di sudore.
-Che e' successo, le chiese.
Sandra gli racconto' l'accaduto. Valtoriani non fece trasparire alcun sentimento, nessuna piega nel viso, freddezza assoluta.
-Sei viva, disse, questo e' quel che conta.
Ma Sandra non si senti rassicurata da quelle parole. Conosceva abbastanza bene Valtoriani per non averne percepito le vibrazioni negative.
-Parla chiaramente, non nascondermi niente, gli disse.
-Devo analizzare il tuo sangue, disse Valtoriani.
-Fallo immediatamente, disse Sandra, devo sapere contro cosa devo combattere.
Valtoriani le appoggio' il capo per terra e le disse di restare distesa. Ando' nella stanza attigua a tramestare in una valigetta che portava sempre con se'.
Poco dopo torno' con un kit per operarle un prelievo. le infilo' l'ago in un braccio, prelevo' una certa quantita' di sangue e la mise in una provetta. Poi inseri nella provetta una cartina di tornasole. Probabilmente per capire se le avevano iniettato un virus. Due minuti dopo la cartina mostro' una colorazione verde. Valtoriani ebbe un ghigno di disapprovazione.
-Voglio la verita', gli urlo' Sandra Mender.
-Ti hanno iniettato un virus, l'h457...disse Valtoriani.
-E a che cosa andro' incontro.
-In teoria alla morte, disse freddamente Valtoriani, ma, aggiunse, con un'opportuna strategia difensiva, potresti convivere con questo virus per sempre.
-In che senso, chiese la Mender.
-Nel senso che conosco delle armi psichiche che se sapientemente allenate possono tenere sotto controllo il virus...e forse debellarlo.
-Non ci credo.
-Credici....io l'ho combattuto e l'ho annullato. Ti insegnero' come fare.
-E se non ci riuscissi?
-E' un'eventualita', disse Valtoriani, ma non credo che tu non ci riuscirai, sei una persona speciale e sei predisposta per l'allenamento psichico che ti insegnero'.
-Ok, disse Sandra, a parte questo, come si trasmette questo virus...quando non viene inoculato direttamente?
-Attraverso i liquidi organici...o attraverso il sesso, disse Valtoriani.
La Mender non disse niente.
-Io non ho paura di questo virus. Ti amo e non ti abbandonero'. Voglio che ci congiungiamo. Adesso!
-Non se ne parla, disse la Mender.
-Io lo desidero, disse Valtoriani.
E mentre diceva questo si spogliava. Si inietto' nell'inguine la sua droga preferita. Ecco, era gia' pronto.
Sandra chiuse gli occhi. Si congiunsero. Dopo una iniziale ritrosia la Mender si lascio' andare. Fecero un sesso furibondo per ore. Al termine , dopo un bagno ristoratore, la Mender disse-ora cosa ti succedera'.
-Probabilmente niente. La mia meditazione serve a combattere qualsiasi contagio. Te le insegnero'. E poi oramai il mio destino e' legato al tuo.
La Mender non disse niente. Si alzo' dalla poltrona del discanso e si mise al computer.
-Devi riprendere la tua missione. Tanto ormai io sono al sicuro. Quei bastardi che mi hanno iniettato il virus mi credono neutralizzata. Valtoriani sorrise. Riconosceva la tigre di cui si stava innamorando.
-Ok, capo, mi rimetto in movimento.
-Dopotutto il virus ha un azione lenta, disse Valtoriani, non c'e' motivo di iniziare la cura psichica
immediatamente.
Dieci evantini dopo era a bordo della sua aviomobile, diretto verso la dimora di Rozencranz.

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