Era una situazione di stallo. Sandra Mender che era andata su Dissesto convinta di trovare Valpetinge e arrestarlo come mandante degli omicidi dei Volpos, beh, lo aveva trovato. Ma i rapporti di forza non propendevano per una soluzione come si era prefigurata l'agente della Investio.
Valpetinge fece un cenno ai suoi uomini. i quali lo guardarono esterrefatti. Il gesto indicava chiaramente di lasciare libera la Mender.
-Comunque ti devo arrestare, disse la Mender.
-E perche'?
-Perche' sei evaso.
-Ti sbagli, agente. Ho goduto di un'amnistia. Tutto regolare.
La Mender titubo' un poco. Ma alla fine fu propensa a credergli. Dopotutto era un una storia dimenticata , la sua. E lui, crescendo e diventando uomo, era solo uno dei tanti nemici del potere dei Ramiani. E per di piu' poco sospettabile. La sua organizzazione non agiva da molto tempo e non si sapeva nemmeno se poteva contare su degli adepti. Ma a giudicare dalle decine di persone che erano in quel momento in quel luogo sembrava che le autorita' si sbagliassero. La Mender inoltre si era fatta l'idea che potessero essere molti di piu'. Fiuto, lo chiamava.
- Va bene, diciamo che sono disposta a crederti, comunque ti daro' la caccia. Sei un sospettato.
-Io e te stiamo dalla stessa parte. Vogliamo entrambi la fine dei Ramiani. Ma del complotto di cui ti ho parlato, non ti importa?
La Mender tacque per qualche istante. Faceva stretching, come le capitava tutte le volte che stava pensando, riflettendo.
-Vado via, disse, non mi piacciono i vostri metodi. La prossima volta che ci incontriamo nemici come prima.
-Come vuoi, disse Valpetinge. Con un cenno brusco indico' ai suoi di accompagnarla per un pezzo. Uno di loro, il piu' basso, la bendo'. E , prendendola per una mano la accompagno' per un lungo tratto. Era un tunnel umido, si sentiva gocciolare. Nessuno parlava. Forse erano lei e quell'uomo di Valpetinge, forse qualcun altro.
Qualcuno le tolse la benda. Quando ebbe la possibilita' di schiarire la vista, la Mender vide che l'uomo che l'aveva accompagnata in un'altra zona della citta', presumibilmente attraverso dei sotterranei, era Valpetinge. Vide quel suo viso fiero di giovane uomo senza eta' che credeva fermamente in quello che stava facendo. Un atteggiamento quasi ieratico.
-Vieni con noi, le disse un'ultima volta.
La Mender non rispose, si volto' e si allontano' velocemente. Non era la sua caccia, non quel giorno. C'erano come delle regole da rispettare, fra loro. E per quel giorno non ci sarebbe stata battaglia.
La Mender trovo' una stazione di posta. Non era stanca, ma voleva fermarsi e riflettere.
La donna della ricezione era strana, capelli alla rinfusa, occhi strabici, carnagione olivastra. Doveva comunque essere una dissestiana. Era notte, la notte di sei semievi. Una volta nella sua stanza attivo' l'IT455. Chiamo' Valtoriani.
Valtoriani emerse da una seduta di meditazione. Era sudato, i muscoli del suo corpo luccicavano. Parlava distante dall'apparecchio, completamente nudo . La Mender lo aggiorno' sulla situazione.
-Resta li, ho deciso di venire a darti una mano. Aspettami , verro' presto.
-Come vuoi, disse la Mender. E chiuse la comunicazione.
Aveva voglia di rilassarsi. Aveva voglia di fare sesso. Per sedare questo suo irrefrenabile desiderio, fece un po' di ginnastica. Al termine fece una doccia gelida. Asciugandosi ad un panno di rengra, vide che la sua pelle e i muscoli quasi guizzavano, davanti allo specchio. Si meravigliava del suo stato di forma. Non invecchiava. E la sua mente evolveva. Cominciava a credere di non essere una normale Oraniana nata in provetta. Forse era un esperimento genetico. Ma non le era mai stato dato di sapere. Si sdraio' sul letto, ancora avvolta nel panno di rengra, che pur essendo sottile aveva una capacita' incredibile di assorbire l'umidita' e accese ancora l'IT455. Mise sulla frequenza dei programmi dell'emissora oraniana. Era l'ora delle notizie. Un altro volpos aveva perso la vita. Penso' subito che Valpetinge non poteva essere stato. Era con lei e non si era certo teletrasportato su Orano. Ma poteva essere stato il mandante, questo si.
Mentre se ne stava distesa ad osservare le immagini sul suo IT455, qualcuno aziono' l'avvisatote acustico dietro la sua porta. Nessuno sapeva che era li. A parte Valtoriani. Chi poteva essere?
Silenziosa, scese dal letto, impungno' la pistola a raggi delta e attese. Non apri. Senti che qualcuno stava forzando la porta. Poi la porta si spalanco'. Entrarono due individui in tuta nera, maschere antigas a coprire il viso, armati di fucili a raggi delta. Ispezionarono velocemente l'ambiente. La Mender era alle loro spalle. Vide che di schiena avevano le nuche prive di protezione. Il primo lo fece fuori. L'altro, domato con una tecnica di lotta, lo disarmo'. E subito dopo gli punto' l'arma alla nuca.
-Chi siete, chi vi ha mandato?
Il killer non rispondeva.
-Chi siete, chi vi ha mandato. Dimmelo o la tua vita e' finita!
-Ci...ciii...ci manda l'agenzia, blatero'.
-Quale agenzia?
-Laaa....Inv..ahhhhh
La Mender avverti come uno schiocco. L'uomo doveva avere un dispositivo a distanza che era stato attivato. Collegato ad un chip qualcuno a distanza doveva aver decretato la sua morte. E prima che vuotasse il sacco.
La Mender fece in fretta e furia un bagaglio improvvisato. Corse fuori dalla sua stanza. Dieci minuti dopo era in strada, seminascosta da un cappuccio, che, nella perenne notte di Dissesto, celava il suo viso alla curiosita' dei passanti. Mentre levava le tende alzo zero, fra se' pensava che qualcuno della Investio sapeva dove fosse. Per un momento sospetto' di Valtoriani. Anche se non gli aveva detto dove fosse. Ma lui aveva agito come se lo sapesse. Era una questione da appurare. Ma in quel momento la cosa piu' saggia era sgomberare il campo dagli equivoci. E in quel momento lei si sentiva quell'equivoco. Un equivoco irrisolto persino per se'.
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