Chiaramente il rifugio al centro del bosco di orbani, dopo l'intrusione di due agenti presumibilmente della Investio, non fu più ritenuto sicuro, da Sandor Valtoriani. Una volta rientrato alla base, con Sandra Mender, avevano sloggiato. E si erano sistemati in un compound nel quadrante 38 di Sanisidro. Un anonimo agglomerato di stanze all'interno di un quadrante periferico di livello c, abitato dai rifiuti della società. Lì avrebbero dato meno nell'occhio. Oltretutto la Mender non usciva per paura di essere individuata. E aveva costruito intorno a se' un fortalizio di protezione spaziale e fisico. Si allenava per mantenersi tonica e rilassare la mente, con una bicicletta di orbanio messa su dei rulli. Pedalava restando ferma per un paio d'ore al giorno. Nel frattempo, mentre pedalava , eseguiva le sue ricerche al computer. Per tutte le necessità pratiche provvedeva Valtoriani.
Sandor Valtoriani chiamo' la Mender-coraggio, Sandra, è il momento degli esercizi psichici. Dopo che li avrai fatti controllero' la carica virale e l'indice di replicazione del tuo virus nei tuoi fluidi.
-Va bene, arrivo subito. Faccio ancora un po' di pedalate, sento che l'attività fisica mi fa bene, non solo al corpo. Acquieta la mia mente.
-Lo pensavo anch'io...prima di aver scoperto che con la mente puoi persino fare attività fisica e goderne dei benefici senza muoverti. Comunque fai pure. Ognuno arriva a questa consapevolezza per gradi, per conto proprio. O mai. E' solo un'altra via e nemmeno l'unica, quella dell'approccio mentale. Ognuno è fatto a modo suo.
L'investigatrice Mender termino' l'allenamento. Si sdraio' sul lettino medico che Valtoriani aveva approntato in un'apposita stanza.
-Concentrati, adesso. Sgombra la mente. Per battere il tuo nemico devi pensare come lui. I virus nonostante la risibilità, per alcuni, di questa affermazione, hanno un pensiero. E anche molto sofisticato. Lui vorrà visitare tutti i luoghi del tuo corpo, le ghiandole, le vene, i muscoli. Lascialo entrare.
-Ve bene, ci provo, disse Sandra Mender...e chiuse gli occhi...
-Lo senti, il virus?,le chiese Valtoriani.
-Sì...credo di sì...
-Ecco adesso lascialo affluire dappertutto. Visualizza l'invasione dei gangli di tutto il tuo corpo, del tuo spazio fisico...ma per nessun motivo devi permettere al virus di entrare nel tuo spazio cerebrale...
-Sì, ecco...adesso lo sento formicolare dappertutto.
-Aspetta ancora un po', poi dimmi quando sei piena, quando senti che sei pienamente invasa.
L'agente Mender chiuse gli occhi . Ad un certo punto disse-ecco, credo che ci siamo.
-Ora osserva le tue vene, i tuoi gangli, le tue ghiandole, i tuoi anfratti più bui e nascosti e strizzali...coraggio strizzali come uno straccio di rengra!
-Lo sto facendo.
-Senti le urla del virus? Lui ora sta urlando, sta soffrendo, lo stai sterminando. Stai massacrando il suo esercito, le sue avanguardie.
-Sì lo sento...sento un grande calore in tutto il corpo.Sento i mie fluidi pulsare forsennatamente.
-Ora fallo ancora. Coraggio, usa la tua mente come una mano che prende in mano pezzi del tuo organismo e li strizza con forza...coraggio! Fallo ora!, urlo' Valtoriani.
La detective Mender aveva ogni parte del suo corpo in tensione, muscoli, pelle, vene, organi interni...poi all'improvviso svenne...
-Bene. molto bene, disse Valtoriani mentre si assicurava che Sandra Mender respirasse.
Sandor Valtoriani tramesto' in una delle sue valigette. Ne trasse una piccola ampolla. La avvicino' al naso della Mender. Poco dopo la detective rinvenne.
-Che cosa è successo?, chiese.
-Sei svenuta...ma è normale, il tuo corpo e la tua mente hanno combattuto a lungo. Puo' succedere.
-E adesso?
-Adesso controllo i valori dei tuoi fluidi.
Valtoriani prese dalla sua valigetta una siringa. Scoprì il braccio di Sandra Mender, che indossava una tuta aderente che metteva in evidenza le sue forme. Valtoriani ammiro' quel corpo bellissimo e armonioso. E non pote' non constatare che le vie per l'armonia erano molteplici. Anche se l'armonia di Sandra Mender, sospetto', derivasse piu' dal suo patrimonio genetico che dall'allenamento. Le infilo' la siringa nel braccio. E, lentamente, prelevo' un po' di fluidi. Con la siringa verso' una goccia di fluidi su un vetrino e la restante quantità in una provetta. Poco dopo prese il vetrino, lo chiuse sovrapponendogli un altro vetrino. Infine infilo' la coppia di vetrini nel suo computer portatile. In tempo reale comincio' ad osservare sullo schermo del computer l'immagine di quella goccia di fluidi. Stava accadendo qualcosa. La Mender lo avvertiva, ma non capiva ancora bene di cosa si trattasse.
-Che succede? , chiese preoccupata.
-Bene, disse Valtoriani, molto bene.
-Spiegami, Sandor.
-Hai una potenza psichica enorme. Hai inflitto al virus una sconfitta , che se ancora non è definitiva, credo decisiva. Ne sono rimaste, in circolo nei tuoi fluidi , poche tracce . Inoltre , anche se adesso non sei più nella fase di concentrazione attiva, scommetto che il tuo organismo sta continuando a debellarlo. Stupefacente, direi.
-Lo so dove vuoi arrivare, non sono sprovvista di malizia.
-Ah. E dove voglio arrivare?
-A dire che il mio patrimonio genetico è stato creato in laboratorio. Sono frutto di un'inseminazione artificiale...oppure peggio, molto peggio.
-Cosa ci puo' essere di peggio?
- Che sono nata da una cellula creata in laboratorio!
-Non puoi esserne certa!
-Me lo sento...
-Io non credo che...
-Silenzio! E'una cosa che per il momento devo lasciare inevasa. Ora dobbiamo concentrarci sul prossimo obbiettivo. Il prossimo Volpos. Non abbiamo altra speranza se non quella di sorvegliare il Volpos da subito,cercando di cogliere l'assassino...o, gli assassini, sul fatto!
-D'accordo, faremo come dici...
-Ora pero' ho bisogno di carne di tender, ho fame e mi sento priva di energia.
-Te ne cucino un po' io, disse Valtoriani, conosco una specialità fatta con la carne di tender da leccarsi le dita.
-Va bene, disse la Mender sorridendo lievemente.
.-Beh? E' questo il massimo del tuo sorriso? , scherzo' Valtoriani.
-Sorridero' quando il corpo me lo suggerirà...e temo che accadrà solo quando saremo venuti a capo di questo intrigo.
Valtoriani non disse niente. Ando' subito nella kambusa dell'ampia dimora a preparare la carne di Tender. Forse si stava innamorando. Anche se sapeva di non poterselo permettere. Ma i sentimenti avevano decisamente alchimie di gran lunga imprevedibili persino per la scienza. Ufficiale o alternativa che fosse.
domenica 19 febbraio 2017
domenica 8 gennaio 2017
capitolo 13
La dimora di Rosencranz era nel quadrante 18 del barrio 65 di Sanisidro. Sandor Valtoriani colloco' la sua aviomobile in un silos di parking lì nei pressi. A piedi si avvicino' all'immenso stabile dove abitava Rosencranz. Herbert Rosencranz occupava tutto l'ultimo piano, non male per un Volpos di seconda linea.
Valtoriani si fermo' ad un chiosco dove vendevano snack di strada. Prese due involtini a base di erba gratica. Non erano facili da trovare , la maggior parte del,a gente mangiava involtini e sandwich di tender. Ringrazio' il venditore, un oraniano con i capelli a cresta di gallo. Valtoriani sospetto' che fosse uno zoariano, ma non si sentì di approfondire, Non in quel momento. Bevve un succo di martel vegetale, energizzante e rinfrescante. Poi si diresse verso lo stabile di Rosencranz. Quasi senza farsi notare aggiro' il guardiano d'ingresso e si catapulto' nel teletrasporto. In un tempo impercepibile fu all'ultimo piano. Fece due passi nel corridoio, un lungo corridoio illuminato da cristalli liquidi , pieno di porte che davano nello stesso appartamento. Ne trovo' una inspiegabilmente aperta. Comunico' con il trasmettitore a Sandra.
-Ho trovato una porta aperta.
-Sei stato preceduto, disse Sandra ancora intontita dal virus che le avevano iniettato.
-Prima di entrare dimmi come stai.
-Bene, mi sento abbastanza in forma.
-Bene, disse Valtoriani, in condizioni normali, con un opportuno lacvoro psichico il virus che ti hanno inoculato si puo' completamente debellare.
-Non ci credo molto, ma ci provero'.
-Credici, disse Valoriani, entro, aggiunse.
Con la pistola delta spianata fece ingresso da quella porta inspiegabilmente aperta e incustodita. Dentro c'era penombra, non si vedeva un granchè.
Valtoriani avazava. Prese un altro corridoio e lo percorse per un centinaio di metri, nel buio più assoluto, fidando solo sui suoi istinti da chirottero. Poi si trovo' di fronte ad un altra porta. Con un calcio la aprì. Dentro una lieve luce lo accolse. Cominciava a vedere qualcosa. Era strano, ma aveva fatto cento metri in quell'appartamento e non aveva incontrato nessuno. Si accorse che era la camera da letto del volpos.
Si avvicino' al letto. C'era un uomo che sembrava dormisse. Valtoriani gli si avvicino'. Lo scosse un poco. Ma l'uomo non si mosse. Poi lo scosse più forte fino a girarlo di faccia. Era vestito da volpos. Lo guardo' meglio. Era Rosencranz. Ed era morto, la gola squarciata. Accese il laser depotenziato della sua pistola e osservo' gli stessi segni degli atri delitti:pupille dilatata e lingua rosso fuoco. E la gola squarciata da un oggetto da taglio. Il sangue era fresco. Era accaduto da non molto. E lui, Valtoriani, era arrivato tardi
-Sandra...sono arrivato tardi. Ucciso come tutti gli altri.
-Adrem, impreco' la Mender.
-Do ancora un'occhiata e poi rientro.
-Ricevuto...stai attento , l'assassino potrebbe essere ancora lì.
-Ok, non ti preoccupare, staro' attento.
Esamino' la stanza. Non c'era traccia di colluttazione. L'assassino doveva essere uno che lo conosceva. Vicino all'enorme letto circolare c'era un tavolino e sul tavolino un bicchiere . Nel bicchiere c'era ancora un po' di liquido. Lo assaggio' versandosene sulla lingua qualche goccia. Avvertì un sapore acidulo di insetti. Doveva essere la stessa pozione ingerita dagli altri volpos che doveva avere lo scopo di fluidificare il sangue e farli morire dissanguati, Cosa che stava accadendo anche a Rosencranz. Che era già morto, pero'. Il sangue era stato assorbito dal materasso. A sinistra del letto, per terra, una siringa. Valtoriani la raccolse con la sua mano guantata. La esamino'. Il suo potente olfatto individuo' tracce di coternina, la potente droga afrodisiaca estratta dal midollo di Mongodattilo. Tutto come da copione.
Ad un tratto avvertì un rumore e si mise in guardia. Voci. Voci che provenivano dal fondo dell'abitazione. Voci concitate . Colse che parlavano in gergo operativo. Adrem, penso', agenti della Investio. Meglio togliere le tende.
Qualche evantino dopo, mentre agenti della Investio facevano irruzione nella camera da letto di Herbert Rosencranz, Valtoriani, senza aver lasciato alcuna traccia del proprio passaggio, stava scendendo dallo stabile con una fune , come un free climber, molleggiando alternativamente , di quando in quando, sui suoi stivaletti in fibra di albero di collargene, mano mano che scendeva verso il piano strada.
-Sono in strada, Sandra, rientro alla base.
-Trovato nulla?
-Le solite modalità. Rosencranz è stato eliminato secondo il copione classico delle altre uccisioni di volpos. Non sono potuto rimanere abbastanza per cercare altre tracce.
-Nessuna intuizione?
-L'assassino conosce le sue vittime...non c'erano segni di effrazioni ne' di colluttazioni. Resta da vedere se tutti volpos usano stupefacenti di proposito oppure ne sono indotti solo poco prima di morire. Dovresti dare un'occhiata agli esami sui cadaveri degli altri volpos.
-Ricevuto, mi metto la lavoro. Tu rientra alla base . Stai molto attento a non farti scoprire.
-Non preoccuparti. Gli anni passano ma io resto veloce. Sono uscito dalla stanza del delitto nell'esatto istante in cui entravano gli agenti della Investio. Più veloce di un'ombra. Quella che si staglia sinistra su questi delitti senza ancora un colpevole.
Valtoriani si fermo' ad un chiosco dove vendevano snack di strada. Prese due involtini a base di erba gratica. Non erano facili da trovare , la maggior parte del,a gente mangiava involtini e sandwich di tender. Ringrazio' il venditore, un oraniano con i capelli a cresta di gallo. Valtoriani sospetto' che fosse uno zoariano, ma non si sentì di approfondire, Non in quel momento. Bevve un succo di martel vegetale, energizzante e rinfrescante. Poi si diresse verso lo stabile di Rosencranz. Quasi senza farsi notare aggiro' il guardiano d'ingresso e si catapulto' nel teletrasporto. In un tempo impercepibile fu all'ultimo piano. Fece due passi nel corridoio, un lungo corridoio illuminato da cristalli liquidi , pieno di porte che davano nello stesso appartamento. Ne trovo' una inspiegabilmente aperta. Comunico' con il trasmettitore a Sandra.
-Ho trovato una porta aperta.
-Sei stato preceduto, disse Sandra ancora intontita dal virus che le avevano iniettato.
-Prima di entrare dimmi come stai.
-Bene, mi sento abbastanza in forma.
-Bene, disse Valtoriani, in condizioni normali, con un opportuno lacvoro psichico il virus che ti hanno inoculato si puo' completamente debellare.
-Non ci credo molto, ma ci provero'.
-Credici, disse Valoriani, entro, aggiunse.
Con la pistola delta spianata fece ingresso da quella porta inspiegabilmente aperta e incustodita. Dentro c'era penombra, non si vedeva un granchè.
Valtoriani avazava. Prese un altro corridoio e lo percorse per un centinaio di metri, nel buio più assoluto, fidando solo sui suoi istinti da chirottero. Poi si trovo' di fronte ad un altra porta. Con un calcio la aprì. Dentro una lieve luce lo accolse. Cominciava a vedere qualcosa. Era strano, ma aveva fatto cento metri in quell'appartamento e non aveva incontrato nessuno. Si accorse che era la camera da letto del volpos.
Si avvicino' al letto. C'era un uomo che sembrava dormisse. Valtoriani gli si avvicino'. Lo scosse un poco. Ma l'uomo non si mosse. Poi lo scosse più forte fino a girarlo di faccia. Era vestito da volpos. Lo guardo' meglio. Era Rosencranz. Ed era morto, la gola squarciata. Accese il laser depotenziato della sua pistola e osservo' gli stessi segni degli atri delitti:pupille dilatata e lingua rosso fuoco. E la gola squarciata da un oggetto da taglio. Il sangue era fresco. Era accaduto da non molto. E lui, Valtoriani, era arrivato tardi
-Sandra...sono arrivato tardi. Ucciso come tutti gli altri.
-Adrem, impreco' la Mender.
-Do ancora un'occhiata e poi rientro.
-Ricevuto...stai attento , l'assassino potrebbe essere ancora lì.
-Ok, non ti preoccupare, staro' attento.
Esamino' la stanza. Non c'era traccia di colluttazione. L'assassino doveva essere uno che lo conosceva. Vicino all'enorme letto circolare c'era un tavolino e sul tavolino un bicchiere . Nel bicchiere c'era ancora un po' di liquido. Lo assaggio' versandosene sulla lingua qualche goccia. Avvertì un sapore acidulo di insetti. Doveva essere la stessa pozione ingerita dagli altri volpos che doveva avere lo scopo di fluidificare il sangue e farli morire dissanguati, Cosa che stava accadendo anche a Rosencranz. Che era già morto, pero'. Il sangue era stato assorbito dal materasso. A sinistra del letto, per terra, una siringa. Valtoriani la raccolse con la sua mano guantata. La esamino'. Il suo potente olfatto individuo' tracce di coternina, la potente droga afrodisiaca estratta dal midollo di Mongodattilo. Tutto come da copione.
Ad un tratto avvertì un rumore e si mise in guardia. Voci. Voci che provenivano dal fondo dell'abitazione. Voci concitate . Colse che parlavano in gergo operativo. Adrem, penso', agenti della Investio. Meglio togliere le tende.
Qualche evantino dopo, mentre agenti della Investio facevano irruzione nella camera da letto di Herbert Rosencranz, Valtoriani, senza aver lasciato alcuna traccia del proprio passaggio, stava scendendo dallo stabile con una fune , come un free climber, molleggiando alternativamente , di quando in quando, sui suoi stivaletti in fibra di albero di collargene, mano mano che scendeva verso il piano strada.
-Sono in strada, Sandra, rientro alla base.
-Trovato nulla?
-Le solite modalità. Rosencranz è stato eliminato secondo il copione classico delle altre uccisioni di volpos. Non sono potuto rimanere abbastanza per cercare altre tracce.
-Nessuna intuizione?
-L'assassino conosce le sue vittime...non c'erano segni di effrazioni ne' di colluttazioni. Resta da vedere se tutti volpos usano stupefacenti di proposito oppure ne sono indotti solo poco prima di morire. Dovresti dare un'occhiata agli esami sui cadaveri degli altri volpos.
-Ricevuto, mi metto la lavoro. Tu rientra alla base . Stai molto attento a non farti scoprire.
-Non preoccuparti. Gli anni passano ma io resto veloce. Sono uscito dalla stanza del delitto nell'esatto istante in cui entravano gli agenti della Investio. Più veloce di un'ombra. Quella che si staglia sinistra su questi delitti senza ancora un colpevole.
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